Il Tirreno

Livorno

Rifiutò di inquinare il Ministero indaga su chi lo ha punito

di Federico Lazzotti
Rifiutò di inquinare il Ministero indaga su chi lo ha punito

La rivincita di David Grassi, l’ufficiale della Marina Militare che venne punito per essersi opposto a un ordine

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LIVORNO. Ci sono rivincite per le quali il tempo non conta, perché il risultato è più importante. David Grassi, ex ufficiale della Marina Militare che si rifiutò di inquinare il mare, era il 23 febbraio 2002, ha dovuto aspettare 12 anni prima di vedersi restituito l’onore con una sentenza che ha cancellato la punizione che gli era stata inflitta dai suoi superiori. E adesso, grazie a una interrogazione parlamentare, chi lo ha punito potrebbe dover rispondere davanti al Ministero della Difesa che sta indagando su quanto avvenuto a bordo della nave “Maestrale” allora impegnata nella missione Enduring Freedom in acque internazionali.

Durante la campagna al largo del corno d’Africa si verificò un problema di malfunzionamento dell'impianto di trattamento delle acque oleose di sentina. David Grassi, originario di Oristano ma residente a Livorno da 4 anni dove lavora come ingegnere civile e nel tempo libero allena i ragazzi di atletica e basket della Libertas Livorno, insieme ad altri colleghi si rifiutò di scaricare fuori bordo le acque di sentina e per questo venne punito: arresto e 15 giorni di consegna di rigore.

Una punizioni che ha segnato la sua carriera in Marina dalla quale si è poi congedato continuando a combattere per il proprio nome attraverso le vie legale.

A metà gennaio, il Tar di Genova al quale si era rivolto, ha però ritenuto illegittima la sanzione, così come gli atti successivi. Chi li ha ingiustamente adottati verrà ora a sua volta sanzionato?, chiede nell'interrogazione il Movimento 5 Stelle. La risposta della Difesa è che «le condotte degli ufficiali che hanno emanato i provvedimenti oggetto di annullamento da parte del giudice sono tuttora sottoposte al vaglio», perché se è vero che i fatti risalgono a 12 anni fa, la sentenza del Tar è invece dello scorso febbraio.

Nella risposta del Governo viene comunque assicurato che «le unità navali della Marina militare italiana si attengono ormai da molti anni a tutte le prescrizioni, tecniche e procedurali, previste dalla Convenzione internazionale per la prevenzione dell'inquinamento del mare» e che «nè all'epoca cui i fatti risalgono, nè successivamente, è risultato che siano state violate, da alcuna unità della Marina militare le vigenti norme in materia di tutela delle acque dagli inquinamenti».

La Marina, aggiunge la Difesa, «ha investito ed investe tuttora notevoli risorse economiche per far sì che le unità navali siano dotate di equipaggi informati, formati ed addestrati sulla tutela dell'ambiente marino».

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