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Livorno

amadio CRITICA SPIL E porta il caso in regione

«Noi lavoratrici del Bic a casa per il flop Odeon»

«Noi lavoratrici del Bic a casa per il flop Odeon»

LIVORNO. «Inutile nasconderlo: il flop della operazione Odeon ha avuto ripercussioni sulla nostra condizione lavorativa. Fino a quel momento le cose andavano più che bene, poi Spil ha cominciato a...

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LIVORNO. «Inutile nasconderlo: il flop della operazione Odeon ha avuto ripercussioni sulla nostra condizione lavorativa. Fino a quel momento le cose andavano più che bene, poi Spil ha cominciato a privarci dei rami di attività più produttivi, smantellando la società rendendo inevitabile la messa in liquidazione». È l’accusa delle cinque ex lavoratrici della società Pst-Bic, partecipata dal Comune attraverso Spil (che ne era proprietaria al 100%).

Secondo Marilena Ballantini, Emma Bellabona, Michela Frediani, Barbara Giusti e Marianna Lomi, quello di Bic è «un flop tutto da chiarire». «Stiamo parlando - ricordano - di una realtà che era capace di offrire alle imprese una preziosa consulenza tecnologica, e che negli anni aveva rivestito grande importanza per lo sviluppo del territorio».

Le lavoratrici vedono avvicinarsi sempre di più la scadenza della cassa integrazione in deroga, prevista per la fine del mese di marzo. Ancora sperano di poter usufruire della normativa sulla mobilità tra le partecipate (ma lo spiraglio per una ricollocazione in Casalp emerso a gennaio sembra ora essere caduto nel dimenticatoio) e intanto puntano il dito contro Spil per la gestione di una società il cui «singolare destino fino alla liquidazione» è apparso loro «tutt’altro che casuale, ma programmato».

«Oltre alla devastante perdita del lavoro - dicono in coro le ex dipendenti Bic - c’è lo smacco di sapere che i servizi che offrivamo sono ancora oggi offerti da Comune e Provincia. Senza dimenticare i percorsi poco chiari di quelle attività che erano il nostro “core business” e che sono transitate in altre realtà collegate a Spil».

Un esempio? «Compolab era un ramo di consulenza tecnologica alle imprese di Bic, ma improvvisamente è stato esternalizzato e privatizzato. Ora Compolab assume, da fuori però. Mentre noi, nonostante le nostre qualifiche e gli oltre 20 anni di esperienza, ci ritroviamo a casa».

Le lavoratrici ricordano anche il “caso” Leman, società fiorentina che vinse nel 2012 l’appalto della Provincia sulla autoimprenditorialità, progetto che Bic gestiva dal 2000: «In quella cordata c’era anche la Camera di Commercio, socia di Spil e quindi anche di Bic, che in pratica corse perciò contro se stessa».

Le lavoratrici sono sicure: «Sebbene Pst-Bic fosse in salute, alla fine abbiamo pagato i problemi di Spil, nati dalla sciagurata operazione Odeon. Passo dopo passo ci hanno tolto le attività principali, portandoci in perdita. Insomma: è stata una manovra a tavolino per farci chiudere».

Ieri le cinque ex dipendenti, presenti a Palazzo civico per assistere alla seduta del consiglio comunale, hanno incontrato la consigliera Marcella Amadio. «La vicenda Pst-Bic - interviene l’esponente di Fratelli d’Italia-An - è significativa per comprendere come ha agito l’amministrazione in tutti questi anni, cioè facendo tante promesse in materia di lavoro, senza poi essere in grado di mantenerle. Se c’è anche solo una possibilità per un reinserimento nelle partecipate - aggiunge - è bene che sia presa seriamente in considerazione».

Amadio si è inoltre rivolta a Marina Staccioli, consigliera regionale di Fratelli d’Italia-An e vicepresidente della Commissione regionale per l’emergenza occupazionale. «In poche ore - rivela Amadio - mi ha risposto: inviterà quanto prima le cinque lavoratrici a una seduta della commissione regionale». (g.c.)

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