Sicurezza
Torna il feudo rosso la roccaforte è nelle periferie nord
Il leader Pd al 91% a Shangai. Morelli e Idà mai sopra il 18% e il risultato migliore lo ottengono nelle zone residenziali
LIVORNO. Il folletto birbante che s’infila nei numeri del Pd ogniqualvolta ci sia da contare i voti fa capolino anche stavolta e inizialmente assegna a Marco Ruggeri l’86,49% delle schede nell’urna: peccato che, sommato al 2,97% di Romano, al 13,05% di Idà e al 10,28% di Morelli, indichi nel 112,79% il totale dei voti. Poi lo stato maggiore dell’operazione primarie rimedia alla svista fatta nella somma dei votanti (4.399) e dei voti validi (4.372), in entrambi i casi ben mezzo migliaio in più di quelli indicati in precedenza come dati definitivi.
L’affluenza è un po’ meno flop e il successo di Ruggeri è un po’ meno plebiscitario: ma la cavalcata dell’ex capogruppo Pd in Regione di seggio in seggio resta trionfale. Basti dire che solo in sette seggi (su 22) scende al di sotto del 70%, e comunque mai sotto il 63%.
Non è solo una spigolatura rilevare che il proprio peggior risultato (63,2%) Ruggeri lo porta a casa nel seggio del Centro sociale di via della Salute dove hanno votato i cittadini di Antignano e Banditella. Esattamente là dove Morelli fa il proprio record (17,6%): è uno dei cinque seggi (Fabbricotti, Borgo, Collinaia, Montenero e Corea) dove l’esponente di Confronto sorpassa quello di Sel. È una “geografia” del voto che ha più di un punto in contatto con i luoghi dove Renzi, nelle primarie nazionali di dicembre, ha ottenuto più consensi.
È chiaro che, con modalità ovviamente differenti, i vendoliani di Sinistra Ecologia Libertà e l’area dell’ex sindaco Lamberti erano in lizza per aggiudicarsi il secondo posto, cioè il ruolo di partner privilegiato del Pd dentro il centrosinistra. È rimasto indietro invece Andrea Romano che ha preso più di dieci voti solo al seggio della circoscrizione 2.
Gli equilibri veri dentro l’alleanza li determinerà l’esito del voto di maggio ma intanto un assaggino c’è stato. L’ha spuntata Sel ma con la sorpresa di un radicamento sociale forse inatteso principalmente nell’elettorato d’opinione delle aree residenziali: Idà, oltre che a Antignano, vola oltre il 16% nei seggi di Arci San Jacopo, Circoscrizione 3 e Pd Centro.
E Ruggeri? Probabilmente la sua mappa del consenso in queste primarie risente del fatto di aver trovato avversari che hanno ottenuto il loro risultati migliori nelle zone del ceto medio, e proprio lì gli hanno rosicchiato qualche pezzettino del trionfo che l’ha incoronato candidato sindaco del centrosinistra.
La “geografia” del quasi-plebiscito in favore di Ruggeri ricalca un po’ quella dell’Ulivo prima maniera. Ecco dov’è al di sopra dell'85%: al seggio della circoscrizione 1 (dove hanno votato le famiglie di Corea e di una fetta delle Sorgenti), al Pd San Marco (con elettori da via Solferino a piazza Garibaldi), alla Casa del Popolo di Salviano e al centro sociale La Leccia (per coprire tutta la periferia al di là del passaggio a livello fino a Villa Corridi). Con una punta “bulgarissima” (91,1%) al Punto Incontro Donna nel cuore di Shangai.
In precedenza, tutta la trasformazione da Pci a Pds, poi Ds e infine Pd era stata accompagnata dallo spostamento della roccaforte elettorale: meno periferie nord, più nuova espansione Leccia-Scopaia e di recente una bella fetta di ceto medio.
Ruggeri ha ritrovato un po’ delle radici di un tempo. Resta il problema di come andare a prendere i voti fuori dal recinto. E finora i leader del resto della coalizioni ne hanno portati a casa appena un migliaio (1.025). Segno che la traversata è ancora lunga e stavolta, lo sa bene Ruggeri per primo, il voto di maggio non è la ratifica di una nomina a sindaco già in tasca...
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