Il Tirreno

Livorno

Anche padre e figlio sulle colline per comprare le dosi di cocaina

di Lara Loreti

Identificati trecento consumatori tra cui anche anziani. L’operazione dei carabinieri ha portato all’arresto di 53 persone (tre livornesi): sequestrati 1,3 chili di polvere bianca

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LIVORNO. Padre e figlio, 60 anni l’uno e 26 l’altro, insieme a comprare la cocaina. Un nonno livornese in campo per il nipote appassionato di polvere bianca e anche un padre di famiglia di 56 anni. Gente “normale”, con un lavoro, una casa e una famiglia: non tossici o sbandati. Livornesi, pronti a infilarsi tra i viottoli impervi di campagna, tra rovi ed erba altissima, per acquistare cocaina dai pusher nordafricani che si nascondono sulle colline alle spalle della città, da Calafuria a Vallin Buio, passando per la Valle Benedetta e via di Popogna.

In tutto, negli ultimi anni, dal 2011 al 2014, i carabinieri hanno identificato 300 consumatori di droga, poi segnalati alla prefettura.

Sono i clienti degli spacciatori delle colline. Mercoledì per 53 pusher (dai 23 ai 36 anni) sono state emanate ordinanze di custodia cautelare: 50 in carcere e tre agli arresti domiciliari. Un’operazione svolta dai carabinieri, che hanno già eseguito a Livorno e in altre città (toscane e non solo) 28 delle ordinanze: sono stati già trovati 25 marocchini e tre livornesi, che invece sono agli arresti domiciliari. L’accusa per tutti è di detenzione e spaccio in concorso, a vario titolo.

Cocaina a buon mercato

A comprare droga, come emerge dalle indagini dei carabinieri, oltre a padri e nonni, ci sono anche giovani madri. E lo stupefacente che va di più in assoluto è la cocaina, sostanza che ormai ha del tutto perso la sua originaria caratteristica “vip”. Soprattutto per un motivo: l’abbattimento dei costi. Il valore della roba infatti negli anni si è molto abbassato: quella spacciata sulle colline livornesi non supera i 50 euro al grammo. Il principio attivo è purissimo: la coca può anche essere tagliata più volte.

«È la cocaina di migliore qualità che c’è in giro e i prezzi sono sempre più bassi», spiega il capitano Claudio Gallù, comandante del Nucleo operativo e leader dell’operazione, con il coordinamento del comandante della Compagnia, Marco Vatore. Tutti o quasi possono permettersi di comprare la polvere bianca: la maggior parte dei consumatori la fuma, ma come spiegano gli esperti del settore, è in aumento la tendenza a iniettarsela in vena, anche tra gli ex eroinomani.

Gli arresti: 5 anni di controlli

Da Parrana e Vallin Buio, dal Biscottino alla Puzzolente, da Castel Boccale, Calafuria fino a Castel Sonnino, passando per la Valle Benedetta e per il Corbolone. Dal 2011 ad oggi i carabinieri hanno effettuato centinaia di controlli sulle colline, servizi che sono stati intensificati negli ultimi 15 mesi. Verifiche quotidiane che hanno permesso ai militari dell’Arma di individuare un mercato fiorente, molto ben organizzato e quasi impossibile da estirpare, viste le aree impervie dello spaccio e il continuo ricambio di pusher.

«In questi anni abbiamo fatto numerosi pedinamenti, servizi di osservazione e abbiamo fatto riprese anche con strumentazioni complesse», spiega il colonnello Massimiliano Della Gala, comandante provinciale. I carabinieri infatti hanno usato telecamere termiche e strumenti telecomandati. In campo per l’operazione di mercoledì decine di militari del comando provinciale ma anche gli esperti del Tuscania. Ha poi partecipato al blitz il Nucleo Elicotteri di Pisa. Numerose le intercettazioni telefoniche utilizzate dagli investigatori. Tanti gli episodi di importazione, detenzione e spaccio di cocaina, ma anche di eroina, hashish e marijuana.

Sequestrato un chilo di roba

Nel corso dei 15 mesi di attività, i carabinieri in più occasioni hanno sequestrato un chilo e 300 grammi di stupefacente più oltre 14mila euro in contanti, frutto dello spaccio. «Gli arresti in flagranza sono stati 44», spiega Vatore.

Piccoli gruppi di pusher

Come spiegato dagli inquirenti, gli spacciatori erano organizzati in piccoli gruppi – 3-4 persone al massimo – che a rotazione si stabilivano nelle aree impervie e poco accessibili, in tende piazzate in mezzo al bosco.

«I nascondigli sono difficili da raggiungere ma sono pur sempre vicini ai sentieri, – dice Della Gala – quindi l’invito a tutti i cittadini è quello di segnalare situazioni sospette e di fare attenzione». Molti di loro avevano armi sia da fuoco sia da taglio per difendere se stessi e la roba e per minacciare i clienti ribelli.

Un altro aspetto che preoccupa molto le forze dell’ordine è l’igiene scarsissimo in cui veniva confezionata la droga. «Abbiamo ripreso anche spacciatori che raccoglievano la cocaina caduta nella terra e la confezionavano come nulla fosse – spiega Gallù – Nel corso degli ultimi arresti avvenuti tra via di Popogna e il Gabbro, la droga (70 grammi) era nascosta, praticamente sotterrata, a quasi un metro dalla superficie. Noi siamo riusciti a scoprire quel luogo segreto grazie alle telecamere: una tecnologia che si è stata fondamentale per vedere da “vicino” i movimenti degli spacciatori».

Il ruolo dei tre livornesi

Da manovalanza a spacciatori: secondo le indagini dei carabinieri, i tre livornesi coinvolti nella maxi operazione anti droga, nel tempo, hanno cambiato ruolo nell’organizzazione, passando da acquirenti a collaboratori dei pusher, fino a diventare veri e propri spacciatori. Lo hanno spiegato gli stessi carabinieri. Il giudice per loro tre ha decretato gli arresti domiciliari. Gli indagati sono Giorgio Diamantini, 25 anni, Angela Del Proposto, 45, Danny Poggetti, 23, tutti residenti in centro. I due uomini sono senza lavoro fisso, lei invece ha un’attività stabile.

Livorno al centro dello spaccio

I marocchini coinvolti nell’indagine dei carabinieri sono stati arrestati in varie città della Toscana e d’Italia (in particolare Emilia e Abruzzo), ma tutti sono stati protagonisti di episodi di spaccio nelle colline della città. Uno dei centri nevralgici è risultato anche Viareggio, dove fanno base alcuni giovani della famiglia Jarmouni. Tra i 50 marocchini, ce ne sono una decina che hanno quello stesso cognome. Alcuni sono fratelli, altri hanno diversi gradi di parentela. I carabinieri si sono rivolti ai consolati del Marocco: molti di loro hanno numerosi “alias”. Una cosa sembra chiara: la conquista del litorale livornese come propaggine di quello versiliese, che in questi anni è diventato appannaggio di quel gruppo di marocchini che hanno come base le pinete e la costa viareggina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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