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Cure palliative, volano parole grosse tra associazione e Asl
Lettera di Vivaldi al direttore generale Porfido «Così ci fate scomparire: basta, adesso mi dimetto»
LIVORNO. Volano parole di fuoco tra i consiglieri dell’associazione cure palliative e i vertici della Asl 6, in una lettera inviata dal dimissionario Umberto Vivaldi al direttore generale Eugenio Porfido.
«Sono trascorsi 12 anni – ricorda nella lettera Vivaldi – da quando il direttore generale dell'Asl 6, Massimo Scura, con il consenso della Regione decise di chiudere il reparto di cure palliative. La cittadinanza si mobilitò e occupò la sede Asl di Monterotondo. Scura chiese l'intervento della polizia. Tra un litigio e l'altro arrivammo a tarda sera, si arrese riaprendo l'Hospice. Il reparto di Cure palliative iniziò il proprio lavoro con due medici, Mazzoni e Malfatti, e due infermieri. Per paura che qualcun altro volesse ripetere la chiusura, in tre giorni 70 cittadini costituirono un comitato con 13mila firme, depositate al sindaco».
«Grande festa – scrive ancora – quando nel 2003 l'associazione cure palliative scese in campo per curare i malati terminali, gratuitamente a domicilio, affiancando il lavoro dell'Hospice nato un anno prima. Il reparto dell'Asl aveva 11 posti letto, l'équipe dell’associazione riusciva ad assistere fino a 110 malati a domicilio giornalieri mentre oggi, a causa della progressiva diminuzione del contributo Asl, il numero si è ridotto di oltre il 50%». «Il volontariato – si legge nella lettera – con tanto impegno continuava a racimolare il denaro per stipendiare a fine mese i suoi 23 specializzati: 7 medici, 5 infermieri, 4 Oss, 2 fisioterapisti, 2 psicologi, 1 musicoterapista e 2 amministrative».
Vivaldi parla degli spettacoli fatti in città, del contributo di fondazioni e imprenditori, fino alla lite tra Mazzoni e l'ex direttore generale Monica Calamai, e all'arrivo nel reparto di suor Costanza Galli. Quindi si scaglia contro la responsabile, parla di «clima cambiato» e di «entrata in campo di una caratterizzazione religiosa che ha visto all'interno dell'Hospice, non si sa bene con quale convenzione, la presenza di soggetti religiosi, mentre il servizio sanitario garantisce un'impostazione laica». Scrive così di un «lavoro straordinario dell'associazione» a fronte di un «rapporto con l'Asl che si deteriorava sempre più».
«Il 29 gennaio – si legge – in occasione di un incontro, parlando con alcuni consiglieri dell'associazione, Porfido ha così sentenziato: "Nell'arco di un anno assorbiremo il personale medico e infermieristico della vostra associazione, cambiandolo con il personale dell'Asl”. Perché Porfido – scrive Vivaldi – aveva dato la parola di venire nel reparto a discutere con i consiglieri e non ha ancora trovato una data? Qual è lo scopo di questi atteggiamenti ostili, che hanno sostituito lo spirito di collaborazione tra pubblico e sanità?». «L'associazione – rivendica – ha sempre svolto un servizio onesto, che i cittadini gravemente ammalati non avrebbero avuto, come non lo hanno gli stessi cittadini che si rivolgono alla sanità e ricevono solo lunghissimi tempi di attesa». E usa parole durissime nei confronti del quinto padiglione e dello stesso Porfido: «Il responsabile della sanità non può permettersi di giocare con i posti di lavoro degli altri». «Sappiamo tutti – conclude – che l’associazione è il fiore all'occhiello della città. Perché a voi non interessa? Il volontariato che sacrifica il suo tempo e le famiglie non si deridono ma si rispettano. Aldilà della politica e delle religioni, tacere non serve, l'associazione potrebbe anche scomparire prima di vedere questo triste spettacolo». Così Vivaldi accusa l’Asl di «giocare al ribasso» e scrive: «Confermo le mie dimissioni. Al più presto però è necessario informare la cittadinanza di quanto accade».
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