Il Tirreno

Livorno

«Senza l’indennità niente cure per Ugo»

di Giorgio Carlini
«Senza l’indennità niente cure per Ugo»

Il disperato appello di Liliana Sardi, l’anziana madre di un figlio invalido vittima della burocrazia

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LIVORNO. «Sono disperata. Dobbiamo decidere se mangiare o pagare cure e medicinali. È una scelta che nessuna mamma vorrebbe vedersi costretta a fare». Il grido di dolore arriva da Liliana Sardi, vedova 81enne che accudisce con amore e sacrifici il figlio Ugo Braccini. Lui di anni ne ha 61, di cui gli ultimi due passati tra letto e sedia a rotelle, a causa di un ictus che lo ha colpito nel 2012.

Liliana e Ugo, fino a oggi, sono riusciti a campare mettendo insieme tre pensioni: la minima della mamma, quella di invalidità al 100% del figlio più l’indennità di accompagnamento. «Ma questa - rivela Liliana - dal mese scorso ci è stata negata, e non sarà riattivata prima di due o tre mesi».

Il motivo è presto spiegato: «Il 26 febbraio siamo andati all’Asl di via Venuti per rinnovare l’indennità di accompagnamento. Ma allo sportello ci hanno detto che ci vorrà del tempo prima che scatti la nuova indennità. Non so di preciso come funziona la burocrazia - confessa la madre 81enne - So solo che per le prossime settimane non potremo contare su circa 700 euro che, vi assicuro, nella nostra situazione sono vitali. Ci siamo ritrovati senza un soldo da un giorno all’altro, senza un preavviso».

La conferma arriva da Carlo Braccini, fratello di Ugo che prova come può ad aiutare i due familiari, da un punto di vista economico e non solo: «Immaginate lo stato d’animo di mamma. Non bastava la sofferenza per le condizioni del figlio: a questa si aggiungono rabbia e disperazione per non sapere se può garantire il sostentamento a Ugo e a lei stessa. Anche il nostro medico curante - precisa Carlo - quando ha saputo della “pausa” dell’indennità, è rimasto incredulo, dicendo che deve esserci stato un errore».

Da quando Ugo e Liliana sono stati privati dell’indennità di accompagnamento, la situazione difficile e delicata si è trasformata in un incubo. «Le terapie alle quali si sottopone mio figlio - racconta la madre - sono molto costose. Ha fatto diversi cicli di riabilitazione, specie a Volterra e Collesalvetti. In più ci sono i ticket per le medicine, comprese quelle per il diabete che in passato ha costretto Ugo a smettere di lavorare come tassista, perché non ci vedeva più bene. Tutti medicinali con prezzi elevati senza le esenzioni». Se a questo si aggiungono i trasporti in ambulanza, ma soprattutto il costo dell’affitto, diventa un’impresa trovare i soldi per mangiare o pagare le bollette di acqua, luce e gas, solo con le due pensioni minime.

«Ho chiesto spiegazioni in via Venuti - si sfoga Carlo - mi hanno detto che dobbiamo arrangiarci in attesa del rinnovo dell’indennità, che potrebbe avvenire tra 2 o 3 mesi. Cosa deve fare mia madre nel frattempo? Non pagare l’affitto? Non mangiare? Non comprare i medicinali? È una vergogna - conclude - La cosa più triste è che Ugo, nonostante la paralisi, è lucido e si rende conto di quanto sta succedendo. E ogni giorno si dispera, dicendo di essere solo un peso per sua madre e suo fratello, chiedendosi cosa ci sta a fare al mondo».

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