Il presidio
L'inchiesta sulle buche - Franano le strade in Toscana, non ci sono soldi per riaprirle
Danni per 200 milioni in pochi mesi, isolati paesi in provincia di Lucca, Grosseto, Prato
Tutte le mattine è la solita levataccia. Presto in piedi per prendere il pullman che parte alle 5,10 da Semproniano. L’unico che ti fa arrivare in orario alle superiori, a Grosseto. Quasi tre ore di viaggio, per 61 chilometri da quando la provinciale dell’Amiatina è fuori uso. Kaputt per colpa di una frana: 70 ettari di collina che ancora non si fermano a Roccalbegna. Una fatica andare e tornare. Come arrivare a scuola a Monticello da Salaiola, nel comune di Arcidosso, ai piedi dell’Amiata. Lì le distanze sono risibili, ma nel mezzo c’è un ponte che non regge più. E allora i bambini lo devono attraversare a piedi e prendere il pulmino dall’altra parte.
Duecento milioni di danni. Questa volta, nel grossetano - Roccalbegna esclusa - ci vorranno almeno 11 milioni per rimettere in sesto le strade devastate dall’ultima ondata di maltempo. E non è la situazione peggiore. In Lucchesia, i danni causati dal maltempo alla viabilità - da ottobre a oggi - ammontano a un’ottantina di milioni, le strade chiuse o agibili solo in parte sono ormai decine. In Toscana, il bilancio degli interventi necessari a rendendere percorribili le strade arriva - per difetto - a 200 milioni di euro.
Le risorse congelate. Il problema, però, non è quanto serve per riaprire le strade in sicurezza. È che i soldi non ci sono. Le province - che controllano circa 9mila chilometri di strade - stanno perdendo buona parte delle infrastrutture per mancanza di risorse. Prima per la manutenzione ordinaria, ora per gli interventi straordinari. Fra 2008 e 2011 hanno ridotto progressivamente gli interventi sulle asfaltature, fra tagli del governo e riforma del governo che le cancella (male). Poi è esplosa l’emergenza della difesa del suolo, in concomitanza con il patto di stabilità, la gabbia che ingessa i bilanci degli enti locali. La Provincia di Livorno, ad esempio, ci sono quasi 22 milioni di lavori pubblici stradali progettati, in parte anche appaltati, che non riescono a essere portati in fondo proprio perché congelati dal patto di stabilità. Contro il quale, il presidente della provincia di Prato, Lamberto Gestri, invoca perfino l’intervento del presidente della Repubblica.
Si liberano solo i paesi isolati. Ma questo appello finora non ha aiutato. Dei 200 milioni necessari, le province forse ne hanno un quarto, grazie anche ai 14 che la Regione ha stanziato una decina di giorni fa. Il quadro è desolante. Il presidente della Provincia di Grosseto, Leonardo Marras, sintetizza: «Non è che le frane che minacciano le strade non ci siano mai state: è che ora se ne verificano dieci per volta. Questa è la prima differenza rispetto al passato. La seconda è che non ci sono più soldi: noi recintiamo l’area a rischio, saniamo le frane che portano via le strade e impediscono l’accesso ai paesi. Le altre si lasciano stare». Impossibile fare diversamente se - presente Gestri - in due mesi si verificano 56 smottamenti. Per gli interventi urgenti nel pratese sono stati reperiti 120mila euro «ma ne sarebbero stati necessari 500mila. Per gli interventi calamitosi dei mesi scorsi è in corso una gara di 2,1 milioni, ma la stima totale era di 6 milioni.
È così ovunque. A Siena il ponte sul fiume Orcia, nella strada che da Pienza porta a Gallina, è crollato il 27 novembre 2012: la Provincia ha affidato la progettazione ma inutilmente, visto che non ha le risorse «nè per gli interventi straordinari - ammette l’assessore Alessandro Pinciani - né per quelli ordinari. Non abbiamo neppure il personale per seguire 1800 chilometri di strade: siamo rimasti con appena 80 cantonieri e non tutti, anche per età, sono abili a effettuare tutti gli interventi richiesti».
Dallo Stato spiccioli. Un problema che ha presente la provincia di Lucca che solo per interventi di somma urgenza sulle strade fra gennaio e febbraio ha speso 11 milioni. Ma se deve calcolare i danni causati alla rete stradale dalle ondate di maltempo da ottobre a ora, il conto sale fino a 80 milioni. Una cifra che ha portato perfino il capo della protezione civile Franco Gabrielli a impegnarsi «a farci arrivare fondi nazionali attraverso lo stato di emergenza, vista la gravità della situazione», ammette l’assessore Diego Santi. «In qualche modo - riprende - dobbiamo uscire da questa situazione drammatica nella quale ci troviamo perché ogni volta che abbiamo danni per 120 milioni, ci arrivano dallo Stato sì e no 10 milioni. E la conseguenza è che, per le emergenze, attingiamo alle poche risorse presenti nei nostri bilanci: copriamo gli interventi di somma urgenza con i fondi delle manutenzioni stradali. Così sono anni che non rifacciamo gli asfalti: d’altronde, sono anni che non ci arrivano finanziamenti e da qualche parte li dobbiamo prendere».
Cancellati i 16mila euro a km. Per la precisione - spiega l’assessore Mauro Mari della Provincia di Pistoia - la situazione ha cominciato a precipitare fra il 2008 e il 2009. Quando lo Stato ha smesso di versare alle Regioni i soldi garantiti (per legge) con il trasferimento delle ex strade statali. Si parla di milioni di euro l’anno. Quelli che nel 2001 lo Stato decide di assicurare alla Toscana per scaricarle 1480 chilometri di ex strade Anas, quasi tutte finite alle province (circa 1.150 chilometri). Insieme alle strade, però - precisa la legge Bassanini - agli enti territoriali deve arrivare personale (324 persone) e soprattutto i soldi per la manutenzione ordinaria e straordinaria: 16.526 euro a chilometro (che diventavano quasi 62mila euro a chilometro per la Fi-Pi-Li). «Ma dal 2009 - denuncia Mari - lo Stato ha ridotto e poi cancellato questi fondi, senza neppure giustificare i tagli. Così dove prima spendevo 2,5 milioni l’anno per la manutenzione di 500 chilometri di strade provinciali oggi a fatica riesco a spenderne un terzo. Perciò il peggioramento è progressivo e inarrestabile». Lo conferma anche Massa Carrara dove servirebbero 25 milioni per mettere a posto le strade provinciali. Invece, con i 700mila euro scarsi l’anno a disposizione, la Provincia riesce a spenderne si e no 1000 a chilometro. Quindicimila meno di quelli che secondo lo Stato ne sarebbero serviti già 10-15 anni fa, quando la manutenzione era costante.
STRADE DISSESTATE
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