Brava Boschi, che ha capito la vera satira
Finalmente il ministro Maria Elena Boschi ha scritto su twitter: «Virginia Raffaele è una imitatrice straordinaria. A me piace molto #bastapolemiche».
Mi ha fatto piacere leggerlo alla vigilia dell'otto marzo. Perché significa che il Ministro ha chiara la differenza fra l' imbecillità di uno come Lucci, uno cioè dei tanti maschietti all’italiana che di fronte a una bella donna diventano subito aggressivi e volgari solo perché invece di andare in analisi (come pure lo stipendio televisivo avrebbe consentito di fare) hanno evidentemente preferito rimanere attaccati alla tetta ideale della mamma, e un’artista di straordinario talento come la Raffaele.
Perché la cosa che le accomuna, il Ministro e la Raffaele, è in fondo proprio il fatto che quando si pensa a loro la bellezza non è né la prima né l'unica cosa che viene in mente.
Quando penso alla Raffaele io ad esempio immagino la sua straordinaria imitazione di Ornella Vanoni, che come ogni imitazione riuscita è sempre e comunque una forma di omaggio: svuotarsi di sé per far posto a un altro, pur nella caricatura, è qualcosa che richiede una dose di intelligente umiltà di cui non molti sono capaci davvero.
Quando penso alla Boschi invece mi viene in mente che, dopo aver esercitato come avvocato, è arrivata alla segreteria nazionale del Pd e a ricoprire la carica di Ministro poco più che trentenne: non è poco.
Insomma, lo ripeto: bene che abbia capito la differenza, perché c’è ed è enorme. Ogni imitazione del resto, anche la più feroce, carica il personaggio di umanità, ce lo rende comunque simpatico, proprio perché ce lo mostra vulnerato nelle sue debolezze. Il fatto poi che l’imitazione sottolineasse caricaturalmente certi tic della Boschi, quel suo sorriso seduttivo, lo sbattere degli occhi quando ascolta le domande, e certe sue predilezioni nella cura dell’outfit, quale quella per il tacco 12, fino al punto di farne una specie di miciona maryliniana è un testo che, recitato dalla Raffaele, deve essere interpretato senza sottotesti surrettizi. A tradurlo non significa necessariamente: «Questa qui è ministro solo perché è belloccia». Significa piuttosto: «questa è belloccia e sa perfettamente di esserlo». Chi non coglie la sfumatura è di sicuro il lettore ideale di Andrea Scanzi, lui sì, il Karino Huff del giornalismo politico.
A proposito di imitatori allora, colgo l'occasione per fare un appello al mio amico Ubaldo Pantani: perché non lo imiti, Scanzi? Ti verrebbe perfetto. Magari, fatto da te, finirei per provare qualche simpatia vicaria anche per lui.
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