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Livorno

I quattro candidati archiviano Cosimi

I quattro candidati archiviano Cosimi

Strategie e caratteri diversi ma tutti concordano sull’esigenza di dare una scossa alla città per attivare energie e progettualità

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LIVORNO. Dal lavoro al porto, dalla sanità alle alleanze. Solo posti in piedi al dibattito organizzato ieri al Lem dal Tirreno con i quattro contendenti delle primarie che il 16 marzo decideranno il candidato sindaco del centrosinistra: Andrea Romano (Idv), Roberto Idà (Sel-Uniti per Cambiare), Gianfranco Morelli (Psi-Confronto), Marco Ruggeri (Pd). Il dibattito, moderato dal direttore Roberto Bernabò e dal capocronista Andrea Lazzeri, è partito subito in quarta.

Cosa pensate del lavoro fatto dalla giunta Cosimi?

Romano: «Per me, da consigliere, è stata un’esperienza traumatizzante. Ci sono stati tagli che hanno privato le amministrazioni di margine di manovra, ma sono mancati fantasia e dinamismo nella macchina amministrativa».

Idà: «Nessuna visione d'insieme della città, senza idee. Livorno, che ha risorse immense che potevano essere sfruttate, è stata abbattuta».

Morelli: «Ho visto Cosimi stanco e preoccupato, ma lo guardo con rispetto. Parlare delle cose sbagliate del passato lascia il tempo che trova. Bisogna parlare di quello si vuole fare domani, partendo dal lavoro».

Ruggeri: «L'amministrazione uscente ha luci e ombre come tutti quelli che hanno amministrato. Ora una nuova generazione prenda in mano il destino della città, che ha bisogno di ottimismo e guardare avanti. Con un sindaco a domicilio».

Gli ultimi anni di governo sono stati caratterizzati da continui litigi e rotture: su che basi la coalizione si ripresenta agli elettori?

Idà: «Partendo da alcune idee: investire sui servizi pubblici, preservare la città storica, creare occasioni di lavoro, impedire ulteriore consumo di suolo intervenendo su aree dismesse, investire su cultura, che è quello che rende di più».

Morelli: «Renzi abbraccia Shultz, socialisti e democratici hanno radici comuni e ora finalmente se ne sono accorti. Renzi ha dimostrato di essere statista. I litigi ci sono nelle maggioranze perché ognuno vuole portare acqua al proprio mulino, ma l’unico modo per andare avanti è avere visioni unitare a sinistra: Renzi e Shultz lo stanno facendo, lo deve fare anche Livorno se non vuole restare provincia».

Ruggeri: «Come è evidente che Livorno da sola non va da nessuna parte, deve avere alleanze in Toscana o muore nell'isolamento, è altrettanto evidente che in una situazione così difficile il Pd da solo non può rispondere senza cedere qualche pezzo di sovranità. Di sicuro non saremo sempre d'accordo su tutto, ma ognuno metta da parte un po' del suo per darlo alla città. Dopo queste primarie saremo più forti. E intanto abbiamo costretto il centrodestra a fare le primarie...».

Romano: «Noto un eccessivo ottimismo. Per la prima volta, si è visto con le ultime politiche, il centrosinistra rischia di prenderle sode. Una parte del nostro elettorato ha iniziato a rivolgersi altrove, non c'è più solo il centrodestra».

Morelli: «Vero, ma il 27.1% preso alle politiche da M5S va combattuto portando la società civile a interessarsi di politica e io sono qui per questo. È possibile tutto, ma se siamo uniti vinciamo di sicuro».

Ruggeri: «Sì, è possibile ed è sempre possibile perdere. Quello che è venuto fuori alle politiche è un grido di dolore dell’elettorato che ci chiede di cambiare. Se diamo un segnale forte, i livornesi sapranno distinguere tra chi si prende responsabilità e chi bussa da tutte le parti per cercare di fare il candidato sindaco».

Idà: «Che ci sia il rischio di perdere è anche positivo, non si sta a dormire tra due guanciali. Se riusciremo a far sì che Livorno sia la città dei cittadini e saremo credibili riusciremo a vincere, altrimenti no».

Livorno appare isolata rispetto a Pisa, Firenze e Roma: come invertire la rotta e riallacciare i fili di una collaborazione col piano strutturale?

Idà: «Occasione unica, ma Livorno non può restare chiusa in se stessa, oltre a Colle e Pisa deve saper guardare verso Pontedera, Lucca e la Versilia».

Morelli: «Il piano strutturale e quello del porto devono essere portati avanti in parallelo. E non possiamo aspettare che siano altri a venirci a salvare: Livorno ha bisogno di grandi progetti per attirare grandi investimenti. Qui la gente chiude i capannoni: non è volume zero, è volume negativo».

Ruggeri: «Livorno deve diventare il polo centrale della costa toscana e in base alle nuova legge urbanistica regionale deve definire il suo piano strutturale non solo confrontandosi con Collesalvetti ma anche con Pisa. E utilizziamo l’invenduto per nuove case popolari».

Romano: «In questo sono renziano, dobbiamo essere anche capaci di scelte impopolari».

Emergenza lavoro alle stelle: che fare?

Morelli: «Io sono un imprenditore che non ha delocalizzato, lavoro tanto all'estero, ma porto tutto qui e pago le tasse in Italia. Gli imprenditori si devono impegnare e non devono andare via, ma non possiamo pensare che vengano gli stranieri a farci da salvatori. Il trucco è portare Livorno all'attenzione del mondo e incentivare chi resta o chi arriva».

Ruggeri: «Sono uscite 800 persone dal ciclo produttivo, un numero impressionante. Chi promette posti mirabilanti racconta cose che non si possono fare. Noi abbiamo bisogno di attrarre lavoro: spero venga approvato velocemente il prg portuale che definisce l’area dedicata alle crociere. Io immagino un ponte tra terminal e aeroporti toscani per stare nel più grande gate turistico del mondo e creare lavoro. Poi per attirare investimenti serve una burocrazia più snella: la produttività ai dirigenti si dia sul rispetto dei cronoprogrammi. E in Comune ci sia un responsabile ai rapporti con le multinazionali».

Romano: «Un interlocutore unico c'è già, è il sindaco, che non si deve far travolgere da pastoie della macchina amministrativa. Io propongo la rotazione dei dirigenti. Poi se la Regione ha deciso che Livorno deve essere il distretto energetico della Toscana, ci faccia realizzare centrali che abbattano il costo dell’energia per imprese e famiglie».

Idà: «La parola chiave è: competitività. Abbattendo, ad esempio, i costi dell’energia, puntando sulla formazione, creando progetti che prendano finanziamenti europei e spingendo per la nascita di attività di smaltimento e riuso dei rifiuti».

Bacini di carenaggio e compatibilità con porto turistico: cosa fare per yacht e riparazioni?

Ruggeri: «Non si può buttare a mare il percorso costruito con Azimut, che oggi i posti di lavoro li dà davvero. Dopodiché esca la gara per il bacino. Abbiamo bisogno di chiarezza: l’Authority faccia la gara, come città pretendiamo di vedere i piani di investimento e i quattrini sul piatto. Basta casi Rossignolo».

Romano: «Attenzione al saldo posti lavoro. Non disincentiviamo chi vuole investire e ha idee da proporre».

Morelli: «Ci sono stati presentati da una ditta miracoli con centinaia di posti… noi dobbiamo fare un piano serio e dire all'Authority che non perda più tempo».

Cultura: quale rapporto tra Fondazione Goldoni e il resto delle realtà cittadine

Romano: «Vogliamo creare un ente unico del turismo, seguire l'esempio di Firenze».

Idà: «Potremmo offrire un pacchetto formidabile, che unisca in un'unica rete sistema museale, fortezze, teatri».

Ruggeri: «Si è creata una frattura tra istituzioni, Goldoni e il resto della cultura in città, dobbiamo ridurre gli spazi del Goldoni e incentivare altri spazi. Livorno è la città italiana con il più alto numero di band: dovremmo dare loro uno spazio autogestito dove fare le prove».

Morelli: «Pochi anni fa abbiamo tirato giù un teatro per farne un parcheggio vuoto, non deve più accadere. Valorizziamo ciò che abbiamo, anche le piccole cose. Come il tetto del teatro della parrocchia di Borgo Cappuccini».

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