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«Non c’è produzione di rifiuti da barche ferme all’ormeggio»
Non ha intenzione di alzare bandiera bianca il “popolo delle barchette”, davanti alle rivendicazioni di Aamps sul diritto a riscuotere la Tia dei circoli nautici e relativi arretrati dal 2008 in poi....
Non ha intenzione di alzare bandiera bianca il “popolo delle barchette”, davanti alle rivendicazioni di Aamps sul diritto a riscuotere la Tia dei circoli nautici e relativi arretrati dal 2008 in poi. Cifre che in alcuni casi superano i 50 mila euro, come emerso nella recente assemblea che ha riunito gli esponenti dei circoli raggruppati nel Consorzio nautico (una galassia di tremila barche).
Due le possibili strade da percorrere, vagliate durante l’incontro: un eventuale ricorso alla Commissione tributaria provinciale o il tentativo di trovare una soluzione politica. Difficile la seconda opzione, almeno alla luce delle ultime dichiarazioni del presidente del Consorzio, Piero Mantellassi, che hanno scatenato le repliche di Comune e Aamps. «Sindaco e assessore al bilancio - aveva detto Mantellassi - hanno precise responsabilità sulla vicenda, anche se si cerca di scaricare ogni colpa sull’apparato tecnico». I vertici del Consorzio contestano non solo la legittimità del fatto che possa essere applicata alle barche la “tassa” rifiuti, ma anche l’atteggiamento della controparte. «Presenteremo querela - questo un altro dei passaggi chiave - per essere risarciti, per aver subìto un danno ingiusto senza giustificato motivo». Come se non bastasse, Mantellassi aveva rivelato che «ad alcuni presidenti di circoli sono state avanzate pesanti minacce di aggredire il patrimonio personale: “Vi pignoreremo la casa”».
Il numero uno del “popolo delle barchette” era andato giù duro anche sul fatto che «le piccole barche non possono essere viste come produttori di rifiuti, per i quali l’Aamps avrebbe predisposto un sistema di raccolta posizionando cassonetti nelle vicinanze delle pertinenze dei circoli. È una falsità, perché non ci può essere produzione di rifiuti da barchette ferme all’ormeggio come non è certo necessario predisporre un sistema di raccolta».
A riprova delle proprie ragioni, il numero uno del Consorzio citava il paradosso del differente trattamento fra chi si muove in barca e chi con “altri mezzi”: «Se un tizio porta una piccola merenda in macchina, in bici, in moto o con un passeggino consumando e buttando via il rifiuto non accade nulla ed è tutto normale, ma se lo dovesse fare su una barchetta, questo è un rifiuto solido e deve pagare la spazzatura». Lo scontro frontale sul pagamento della Tia non è una novità: già nell’agosto di due anni fa era iniziata una guerra fra “popolo delle barchette” e Aamps-Comune. Proprio nel bel mezzo del duello che contrappose i circoli nautici anche alla Regione per il pagamento di un’altra tipologia di tassa, anch’essa con una babele di arretrati: l’extra regionale sulla concessione demaniale.
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