Il Tirreno

Livorno

Nel 2013 un fallimento ogni quattro giorni

In provincia sono state 96 le aziende vittime della crisi

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LIVORNO. Novantasei aziende dichiarate fallite dal tribunale civile di via De Larderel nel 2013: una ogni meno di quattro giorni. E se si escludono i giorni festivi, quelli di astensione degli avvocati, oltre alla pausa estiva, la frequenza dei crac aumenta, fino a raggiungere le 48 ore tra un fallimento e l’altro.

È questo il dato choc che emerge consultando il registro pubblico dei fallimenti in provincia di Livorno.

Dentro ai quattro fogli bianchi inseriti in un librone ad anelli, c’è la storia di piccole imprese, di società a conduzione familiare, di negozi di quartiere e grandi marchi, oltre che di qualche presunto furbetto finito anche nel mirino della magistratura penale.

Il dato consultabile però è freddo, senza cifre né storia. In ogni foglio di cui è composto il registro, in alto, ci sono sedici voci, nelle più importanti e comprensibili, c’è il cognome e il nome della società, il luogo di nascita, la data di udienza, il curatore, la data del fallimento e quella di chiusura della pratica, e il giudice che se ne è occupato.

Quello che non si legge è ciò che sta dietro a quel nome scritto in nero e soprattutto le persone che a causa della fine di quella società hanno perso il posto. «E dire - spiegano gli addetti ai lavori - che oggi nessuno ha più interesse a far fallire una società. La tendenza dei creditori, soprattutto le banche, che di solito sono quelle più esposte, è quella di scommettere sul passivo: vale a dire sperare che la società che in quel momento è in crisi riesca a riprendersi per poter recuperare, un giorno, almeno parte del debito».

Nonostante questo i numeri fanno impressione. Facendo una mappa geografica dei fallimenti in tutta la Provincia, il Comune di Livorno è ovviamente in testa con 56 aziende sparite. La sorpresa, in negativo, arriva però dalla zona sud, in particolare dal triangolo composto da Venturina, Campiglia Marittima e Piombino che insieme raggiungono le 12 imprese, una al mese.

Se invece analizziamo il settore delle società che sono saltate, emerge un dato chiaro: la crisi sta colpendo con maggiore frequenza le aziende legateal settore immobiliare che si tratti di costruzione o vendita. Oltre venti, infatti, i nomi di ditte a responsabilità personale o individuale legate a questo settore.

Non va meglio per quello che riguarda i trasporti e nemmeno per la vendita al dettaglio di abbigliamento. Nella lista infatti compaiono negozi di sport e storici marchi che hanno vestito generazioni di livornesi. Un capitolo a parte, riguarda poi le inchieste penali legate ai fallimenti dove la Procura contesta ai vertici la bancarotta, ma queste sono solo una piccola percentuale.

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