Il Tirreno

Livorno

Storie invisibili / «Non lasciatemi morire da solo per la strada...»

di Lara Loreti
Storie invisibili / «Non lasciatemi morire da solo per la strada...»

Abbandonato da tutti, è malato e sofferente. È stato adottato da un gruppo di volontari

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LIVORNO. Da sei notti Jerry dorme sotto un tetto, al caldo. Su un materasso normale, con le lenzuola e una coperta addosso. Ha un bagno a disposizione per potersi lavare anche se da solo non ce la fa perché non sta in piedi: cammina con le stampelle. E ha qualcuno che gli porta un pasto. Non è costretto a chiedere l’elemosina, a patire il freddo, a trascinarsi in giro per le vie della Venezia, fermando sconosciuti. È ospite dell’hotel Italia, a due passi da piazza Cavallotti. Tutto grazie e a spese di un gruppo di “volontari di strada” che si occupano di lui. Sono Silvia, Loretta, Dafne, Marco e Maria Giovanna. Sono angeli senza volto perché amano lavorare nell’ombra, lontano dai riflettori. Anche loro invisibili come Jerry, clochard di 40 anni dimenticato da tutti, dalle istituzioni in primis. È malato e sofferente: epilettico, anoressico, soggetto a blocchi renali e travasi biliari, con i muscoli delle gambe spappolati. Ma con ancora tanta voglia di andare avanti e di non rinunciare alla sua dignità. Ha ancora voglia di lottare per quei diritti base che dovrebbero essere una garanzia per tutti: un tetto, del cibo, la salute.

jerry

Il suo vero nome è Davide Pontone, anche se preferisce farsi chiamare Jerry Guardiano o capitan Jerry Sparrow, dal personaggio dei Pirati dei Caraibi. E al mondo dell’avventura è ispirato anche il nome scelto per la sua adorata cagnolina, Trilli. A settembre lui compirà 41 anni: alle spalle ne ha venti di vita da strada. È originario di Milano ma da sette anni vive in città. «Prima di venire a Livorno ho girato vari posti d’Italia», dice con tono e sguardo quasi nostalgici. Fino a qualche tempo fa riusciva a tirare avanti, e quando passava per le strade della Venezia o in via Gramsci davanti all’ospedale, tutti lo riconoscevano. E lo salutavano. Ma negli ultimi tempi la sua salute, già precaria, si è aggravata fino a diventare ingestibile. Il momento più duro per lui c’è stato venerdì scorso, quando si è sentito male in centro. «Mi hanno portato in ospedale in condizioni terribili: sono stato salvato in extremis - racconta il clochard - Avevo attacchi epilettici ed ero andato in blocco renale. A un certo punto dovevo fare la pipì, ma nessuno mi ha accompagnato in bagno». Momenti duri, a contatto con una realtà a tratti inimmaginabile.

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(Jerry e Trilli in una foto scattata nel 2010)

La sua vita oggi è una lotta continua, un arrancare senza fine nella speranza che qualcosa si smuova. Ma è difficile. «Se fosse dipeso dall’amministrazione e dalle istituzioni Jerry sarebbe già morto - dice con rabbia e nel contempo amarezza Marco Cervelli, uno degli angeli di strada che si occupa di lui - Avrebbe fatto la fine dei due Gigi, i barboni morti di stento negli anni passati proprio perché nessuno si era interessato alle loro vite anonime». I volontari di strada - amano farsi chiamare così perché non fanno parte di una organizzazione, ma sono autogestiti - lo hanno adottato in tutto, e con buona volontà e altruismo si sono incuneati nelle falle del sistema, sostituendosi di fatto a Comune, sanità e servizi sociali.

trilliForse in una società in cui il valore delle persone, per dirla alla Virzì, viene calcolata in base al “capitale umano”, con la sua spietata definizione nel finale dell’omonimo film, uno come Jerry non ha diritto a vivere dignitosamente? E ad avere delle cure adeguate? «Lo hanno dimesso dall’ospedale senza stampelle e senza sedia a rotelle nonostante fosse ben chiaro che non poteva camminare - dicono a una sola voce i volontari Marco, Silvia e Maria Giovanna - L’ambulanza lo ha lasciato in piazza Grande e là è rimasto, da solo al freddo, senza potersi muovere. Siamo andati noi in suo soccorso e lo abbiamo aiutato a rialzarsi, mettendolo su una sedia a rotelle che abbiamo preso a noleggio. Poi abbiamo cercato delle stampelle e una sistemazione. Alla fine lo abbiamo portato alla dependance dell’hotel Giappone, dove ha dormito per qualche giorno a 40 euro a notte. Poi da lì l’abbiamo dovuto spostare e lo abbiamo trasferito all’hotel Italia, dove paghiamo 54 euro a notte». Sono stati volontari a occuparsi dei suoi documenti, a partire dalla tessera sanitaria fino alla residenza fittizia in via del Porticciolo.

jetty«Mi ributtano sempre in mezzo alla strada- è il suo commento amaro e consapevole - non lasciatemi morire. Ho chiesto al sindaco un alloggio, ma mi dice che non c’è la possibilità per via dei tagli. Io vorrei una casa, che dico, una stanza, vorrei una sedia a rotelle, un avvocato che si prenda cura della mia situazione e un medico».

I volontari di strada che si occupano di lui sono disposti ad aiutarlo ancora, ma chiedono uno sforzo alla città. «Il nostro appello è un aiuto per Jerry, da parte di tutti. Magari un’offerta, anche solo di un euro - dice Silvia, mentre tira fuori 60 euro per pagargli la stanza per una notte all’hotel Italia - perché tutto fa». Intanto Marco si attiva per comprargli il pranzo: «Vado a prenderti una lasagna, va bene?». Jerry annuisce, ma non parla. Lo sguardo perso nel vuoto, che si illumina improvvisamente quando aggiunge: «E vorrei anche aiuto per la mia Trilli, ora la cura una volontaria. È brava Trilli, manda fino a 10 bacini col suo musetto, portando il tempo...».

Chi volesse aiutare Jerry può rivolgersi a Maria Giovanna n. 328 7722891.

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