La città in agrodolce con “Due o tre cose che so di Livorno”
Al Teatro delle Commedie lo spettacolo di Beppe Ranucci accompagnato dalla fisarmonica di Giorgio Dari
LIVORNO. “Due o tre cose che so di Livorno”. Si chiama così lo spettacolo che Beppe Ranucci porta in scena domenica sul palco del Nuovo Teatro delle Commedie. Una scena scarna, due leggii posti ai lati del palcoscenico, due personalità, entrambe impersonate da Ranucci, si alternano sul palco parlando di Livorno. Due conferenze, un unico convegno. Al centro dell’interesse del regista livornese, la sua città, le sue contraddizioni, i suoi splendori e le sue miserie. Un ritratto dolce e spesso amaro di una Livorno da cui Ranucci non è mai scappato ma in cui qualche volta si è sentito forse soffocare. «Questo spettacolo parla di un viaggio a tratti ironico, a tratti graffiante attraverso alcuni episodi ed avvenimenti che hanno contraddistinto la storia più recente della città - spiega Ranucci - oppure hanno marcato il suo modo di essere e di caratterizzarsi all’esterno». Un omaggio a Livorno per i festeggiare i quarant’anni della sua carriera. Ranucci, attivo nella scena culturale cittadina da sempre, ha iniziato il suo percorso al Centro artistico il Grattacielo di Padre Davanzati, ha diretto oltre cento spettacoli teatrali in giro per l’Italia, tornando però sempre a Livorno. Conosciuto per il suo teatro popolare, dove ha portato sulle scene le migliori commedie di Beppe Orlandi, porta sul palco uno spettacolo completamente nuovo, scritto, diretto e interpretato direttamente da lui. Niente di uguale al teatro vernacolare livornese (ha scritto infatti “Il Malloppo”, “Giallo a Guardistallo”, “La Fondazione di Livorno”) a cui aveva abituato il pubblico. «In “Due o tre cose che so di Livorno” immagino che si stiano svolgendo contemporaneamente, due conferenze contrapposte -spiega Beppe Ranucci- una dal titolo , Il bel romanzo della mia città e l’altra: Livorno città senza futuro, dove vengono portate prove o citati episodi o autori per dare conferma alla prima o alla seconda tesi». Che ritratto ne esce fuori? Una città stanca, a tratti sconsolata, senza energia con qualche impennata di orgoglio che di tanto in tanto riesce ancora a farsi sentire ma in fondo una città in cui resta sempre della speranza. Scrittori famosi, che hanno lasciato testimonianza della città, in positivo o negativo, verranno citati sul palco. «Manzoni o Curzio Malaparte ad esempio, ma anche Caproni o Cangillo - dice sempre il regista- si ricorderà la beffa delle teste di Modì, la tragedia della Moby Prince, pezzi di storia recente della città». Ad accompagnare Ranucci in questo viaggio lungo i viali della memoria diretti al futuro della città, Giorgio Dari, che con la sua fisarmonica sottolineerà i passaggi più salienti dello show.
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