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Maxi-buco per Voliani, 39 posti in bilico
La storica azienda di surgelati ha presentato il concordato: debiti per 2,1 milioni di euro. Banca Mps ha già detto no
LIVORNO. I pionieri del freddo rischiano di sciogliersi davanti alla crisi e ai debiti e di portare con sé anche i 21 dipendenti che ad oggi sono rimasti in azienda dopo che in 18 sono stati allontanati, per motivi diversi, negli ultimi due anni. È questa la situazione della società per azioni Voliani, storico marchio livornese aperto nel 1936 con il nome di Genepesca. E che da sempre - come si legge nello statuto - ha come ragione sociale «l’attività di commercio all’ingrosso e al dettaglio di prodotti alimentari ittici ed ortofrutticoli, freschi e conservati, surgelati e congelati».
Le dimensioni del buco finanziario, di cui non fanno parte i tre negozi al dettaglio con marchio Voliani all’interno quali sono stati assorbiti 13 dei vecchi dipendenti della società, sono state ripetute ieri nell’aula degli Specchi del tribunale civile: 2,1 milioni di euro. Alle 11,30 era in programma l’udienza per la richiesta di concordato preventivo con continuità aziendale presentato lo scorso 15 marzo prima che la società, nel maggio successivo, fosse messa in liquidazione «per la perdita o la riduzione del capitale al di sotto del minimo legale».
Adesso toccherà ai creditori, attraverso il voto, decidere se accettare la proposta della società oppure rifiutare e chiederne il fallimento. Decisivi saranno i prossimi venti giorni durante i quali il commissario nominato dal tribunale dovrà preparare e presentare al giudice l’esito dell’adunanza avvenuta ieri.
All’orizzonte però non sembrano esserci buone notizie, ma almeno un nuvolone carico di pioggia. Infatti, uno dei creditori principali, Banca Mps, che deve avere oltre 500mila euro, ha già detto di essere contraria al concordato e quindi ha presentato la propria opposizione che potrebbe aprire la strada all’istanza fallimento.
«Speriamo che questa operazione vada in porto - spiega Simone Gonnelli, amministratore delegato della Voliani, oltre ad essere il proprietario di Calafuria - in quel caso manterremo i dipendenti». Il piano di rilancio è fatto di sacrifici. «Abbiamo da un anno un accordo con la Panapesca di cui siamo agenti con deposito, in secondo luogo c’è il ridimensioneremo del magazzino passando da quattro a due celle, infine per sopravvivere sarà necessario un ultimo sacrificio: chiudere il ramo trasporti». Un settore che ad oggi dà lavoro a 9 persone che ora rischiano di finire in cassa integrazione. Spiega Pieralba Fraddanni, sindacalista della Cgil Filcams: «È una situazione drammatica dove la società soprattutto il suo amministratore ha fatto tutto tranne che salvaguardare l’occupazione. Nel 2011 Gonnelli ci chiamò spiegandoci che il settore era in crisi e di voler dismettere alcuni settori dell’azienda. Noi abbiamo cercato di aiutare l’azienda e i lavoratori utilizzando gli ammortizzatori sociali che avevamo a disposizione per cercare di traghettare il momento di difficoltà che ci veniva rappresentato.. Ma da lì in poi ha iniziato, come dico io, a sfogliare il carciofo, dismettendo settore per settore: dal la preparazione dello sfuso agli uffici commerciali e amministrativi, i negozi ceduti al cugino, fino ad arrivare, senza seguire l’iter corretto, alla dismissione del settore consegna merce. Ora vorrei sapere con quante persone resterà. Il rischio è che altre famiglie si aggiungano a quelle che sono state buttate già fuori dall’azienda. E dire che questa era una ditta che era un fiore all’occhiello della città».
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