“Sei livornese se...": ditecelo con un ricordo, una battuta o una foto
Il Tirreno lancia un gruppo per raccontare la livornesità, quell’identità di specie che rende Livorno unica. Iscrivetevi e postate i vostri racconti
“Sei livornese se…". Postate sul gruppo creato su Facebook una battuta, una foto, un libro, un video, un ricordo, una poesia… Per raccontare la vostra livornesità, quell'identità "di specie" che ci rende unici. Unici nell'amore sfrenato per la città quanto nel feroce senso critico che non risparmia niente e nessuno, neppure noi stessi. Unici negli scherzi che fanno il giro del mondo ma anche nella creatività che sta alla base delle beffe più riuscite. Unici per quel rapporto viscerale con il mare, unici per gli artisti grandi e riconosciuti sempre troppo tardi, unici persino nello stile, nell'abbigliamento, nel modo di rapportarsi al lavoro, nel tifo sportivo e nella cucina.

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A parte quel "pisamerda" che più che un'offesa ormai è un suono, se non gli pesti i piedi l'orgoglio labronico è d'indole pacifica, dissacrante e persino poetica. Il mare e i tramonti, le vecchie glorie mai dimenticate, tenerezza per i ricordi condivisi, per i personaggi di strada che hanno fatto la nostra storia, cacciucco e cinque e cinque celebrati come feticci. Tutti insieme appassionatamente con tanti pregi. E sui tanti difetti niente paraocchi, l'autoironia non fa sconti. Diventa guerriero l'orgoglio labronico quando arriva qualcuno "di fuori". Qualcuno che prova a "sputare sentenze", l'amico di Torino, il giornalista di Roma, il mitico ingegnere di Milano con il quale, vuole l'abusato detto, non si cambierebbe chi può starsene a cazzeggiare, disoccupato, al "moletto".
Burloni e scansafatiche? Sregolati e troppo abbronzati? Babypensionati e sguaiati? Inaffidabili e pronti a buttar sempre tutto in burletta? Luoghi comuni o no, il livornese non ci sta e come in famiglia (dei miei figli posso parlar male io ma se lo fa un estraneo divento una iena) anche il più infingardo, anche il più autocritico si risente. Giù le mani straniere dalla città: si fa quadrato con la certezza che capirci e apprezzarci, se qui non si è cresciuti, è un'impresa. E caso mai, appunto, i panni sporchi si lavano in famiglia.
VIDEO / IL MEGLIO DI "SEI LIVORNESE SE..."
Unici i livornesi e unica Livorno, così diversa da tutte le altre città di provincia. Esotica e spettacolare, luogo dove sembra che niente accada e invece anche l'evento più banale può diventare notizia, gioco, teatro. E se c'è l'occasione di ritrovarsi sotto questo tetto identitario, allo stadio, in viaggio (gli accenti si incrociano a New York o alle Maldive ed è subito festa) o su un gruppo Facebook come quello creato dal Tirreno, "Sei livornese se..." ecco che la città scende in campo e si abbraccia, tutti insieme appassionatamente e non divide né l'età, né la politica, figuriamoci la classe sociale. Uniscono invece la memoria, lo scherzo, la battuta, il gergo, i modi di dire, le esperienze e gli incontri comuni. Il chiccaio, Mario del ri'overo, la Izzeri, Cutolo.
L'andare o essere andati: dal frataio di piazza Cavallotti, all'Atleti per beccà le bimbe, alla Meloria per fare il bagno, in piazza Roma a comprare la schiacciata. Un fiume che di post in post si fa sempre più caldo e accogliente, diventa una lunga storia e ti fa sentire a casa, casa Livorno dove se a gennaio "se 'un sei nero come un tizzo 'un sei livornese", dove mangiavi il "toppone" in tempo di guerra, giocavi a bussolotto e "trabarcavi" (magari "trabarchi"ancora...) ai Pancaldi. Oppure, in tempi più recenti, "andavi a mangiare i chicchi da Sweet Sweet Way in via Ricasoli il sabato pomeriggio prima di fare le vasche in città...".
La città dei balocchi dove "compri ir SUV per parcheggià storto in baracchina, ma poi a casa mangi i ranocchi della Cigna..." diventa così un mosaico straripante e scoppiettante costruito sulla voglia di condividere. Ciascuno contribuisce a modo suo, chi usando toni seri, chi appunto buttandola in burletta, e comunque a dominare in questa sorta di terapia di gruppo e di campanile è l'amarcord: perché anche allo scanzonato orgoglio labronico la pesantezza dei tempi moderni pesa assai e allora via con il balsamo dei bei tempi andati e con l'album struggente delle nostre memorie. Fieri del nostro passato e delle piccole cose che lo hanno segnato. E felici di potersi sentire "insieme", forse un po' più forti e almeno virtualmente uniti da uno spirito tutto nostro, uno spirito che quando si libera dà forza e coraggio.
Come una bacheca gigante, ideata dal Tirreno, lo spazio "Sei livornese se…" è un collage di immagini e parole che contributo dopo contributo, tra confronti e idee, darà vita ad un racconto, il vostro, racconto, su Livorno, la livornesità, lo stile di vita labronico di oggi e di ieri. Per ritrovarci tutti con le nostre storie, le nostre battute ma anche le riflessioni più serie,in questa piazza virtuale che vogliamo immaginare il cuore e nel cuore di Livorno per sempre.
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