Italia
Giusti: su casa e lavoro né chiacchiere né liti
Ancora una sferzata del vescovo. Il via alle celebrazioni del 450º della Madonna patrona della città
LIVORNO. È l’ora di smetterla con le divisioni inutili e le contrapposizioni sterili, è l’ora di piantarla con le eterne discussioni che restano parole senza concretezza. È riassumibile così, in estrema sintesi, la strigliata del vescovo Simone Giusti parlando a margine delle celebrazioni della festa del voto, in cui i fedeli ricordano la protezione della Madonna di Montenero come ogni anno a più di due secoli e mezzo da quel giorno del terremoto del 27 gennaio 1742.
Il vescovo è tornato a dare un altro scossone alla città, l’ennesimo di una lunga serie: nel mirino, come sempre, i problemi del lavoro e quelli della casa («non è possibile che a Livorno vi siano 70mila case e qualcuno sia costretto a passare l’inverno in macchina»). Casa e lavoro sono da tempo i ritornelli di ogni intervento che il presule dedica alla situazione sociale della città.
Stavolta forse più che in altre circostanze ha dedicato una seconda sottolineatura anche al fatto che i veti incrociati, quasi una volontà che nessuno emerga, paralizzano a tal punto l’agire da essersi trasformati in una sorta di blocco di una città che si avvita su sé stessa.
Negli ultimi mesi il vescovo è intervenuto a più riprese su questi temi. Ieri l’ha fatto nel corso delle celebrazioni fra il duomo e piazza Grande, dove i vigili del fuoco hanno portato il tradizionale omaggio floreale all’immagine della Madonna di Montenero sopra i portici del Pieroni.
Il rito è stato accompagnato dalla recita del rosario in piazza con la processione-fiaccolata e l’offerta votiva del cero da parte dell’Arciconfraternita di Santa Giulia donata dal Comune di Livorno (alla liturgia era presente anche il sindaco Alessandro Cosimi).
Per monsignor Giusti è stata anche l’occasione per tornare a affidare la città alla Madonna, a maggior ragione nel giorno in cui sono partite le iniziative che ricordano il 450° anniversario della proclamazione della Madonna di Montenero come patrona della nostra città.
In questi quattro secoli e mezzo – ha tenuto a ribadire il vescovo Giusti – ci ha dato aiuto nel corpo e nell’anima «perché non diventassimo soli»: è il peccato che «conduce alla solitudine» mentre «Livorno deve crescere nel segno della solidarietà e dell’aiuto reciproco». Aggiungendo poi: «Ciascuno deve avere il suo ma a nessuno deve mancare l’essenziale».
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