Quando al porto si sfidava la peste
Gli ultimi anni del Cinquecento vedono il Mediterraneo divenire una delle rotte privilegiate delle navi inglesi: una forte corrente commerciale che trova nel nascente porto di Livorno uno scalo di...
Gli ultimi anni del Cinquecento vedono il Mediterraneo divenire una delle rotte privilegiate delle navi inglesi: una forte corrente commerciale che trova nel nascente porto di Livorno uno scalo di primaria importanza. Da questa nuova realtà portuale prende il via "Il burocrate ed il marinaio. La "Sanità" toscana e le tribolazioni degli inglesi a Livorno nel XVII secolo", un saggio storico del grande studioso Carlo M. Cipolla, pubblicato per la prima volta dalla Casa Editrice Il Mulino nel 1992 e recentemente ristampato. Memori della terribile epidemia (la "Peste nera") che nel XIV secolo falcidiò la popolazione europea e per fare argine alle pestilenze ricorrenti le autorità granducali disposero rigorose misure preventive di sanità per i velieri che facevano scalo nel porto di Livorno imponendo quarantene e lo "sciorino" delle merci sul ponte della nave. Un'attenzione ritenuta ossessiva ed inutile dai comandanti della Royal Navy che la consideravano solo una costosa perdita di tempo. In Gran Bretagna, d'altronde, si preferiva privilegiare la libera circolazione delle merci rispetto alla prevenzione di malattie. Non solo: gli Inglesi pensavano che gli adempimenti burocratici imposti dal governo granducale toscano non fossero altro che espedienti per carpire i loro segreti commerciali, oltre a lamentare continui abusi di potere ed arbitrio da parte delle autorità sanitarie livornesi che comunque alla fine del '600 dovettero ridurre le loro pretese a causa della concorrenza di Genova e dei nuovi rapporti di forza in Europa.
Roberto Riu
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