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Scuole sporche, ora spuntano i soldi extra

Scuole sporche, ora spuntano i soldi extra

Dopo una giornata convulsa di proteste e mobilitazioni, da Firenze arriva un segnale: ci saranno soldi extra per consentire l’aumento del numero delle ore per le pulizie nelle scuole. Ma soltanto per un paio di mesi e non si sa ancora in quale misura

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LIVORNO. Si profila uno spiraglio nell’ingarbugliata e paradossale vicenda del taglio choc alle ore di pulizia nelle scuole: potrebbero essere sbloccati soldi extra per dare alle scuole la possibilità di avere un ulteriore pacchetto di ore per le quali utilizzare il personale delle ditte esterne. Sia chiaro, più che una soluzione è un rattoppo (che durerà probabilmente un paio di mesi): ma quantomeno evita che i bambini siano costretti a fare i conti con aule sporche e bagni ai limiti della decenza se non inservibili. A mettere a disposizione i fondi sarebbe la Direzione scolastica regionale, il braccio operativo del ministero dell’istruzione in Toscana, nel corso di un faccia a faccia con il dirigente scolastico provinciale che ieri ha insistito a Firenze perché venisse trovata una soluzione al problema che sta mettendo in subbuglio soprattutto le scuole elementari. Ne avrebbe dato conferma l’assessore alle attività educative Carla Roncaglia parlando ieri sera con i suoi più stretti collaboratori a Palazzo Civico.

I PROBLEMI DELLE SCUOLE: LE SEGNALAZIONI DEI LETTORI

A quanto è dato sapere, però, non si tratterebbe di una modifica dei termini dell’appalto biennale da 1,8 miliardi di euro a livello nazionale messo sulla rampa di lancio nel luglio di due anni fa dal governo Monti e poi aggiudicato, per quanto riguarda la Toscana (88 milioni di euro come base d’asta), nel settembre scorso .

Da dire che la giornata di ieri, mercoledì, è stata nel segno della confusione. E della rabbia di molti genitori: un gruppo di mamme delle Bini si è rivolta all’Asl e ai carabinieri dei Nas, alle Carducci è partita una raccolta di firme in calce all’esposto per chiedere l’intervento del prefetto. Sui social network non si attenua la rabbia di mamme e babbi: salta fuori anche l’idea di non mandare i figli a scuola come gesto di protesta e di esasperazione.

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