Il Tirreno

Livorno

La scelta di Perotti «Voglio combattere»

di Alessandro Bernini
La scelta di Perotti «Voglio combattere»

L’ex dt: non era giusto distruggere tutto, adesso proviamoci

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. La giacca sopra il pullover ha lasciato spazio alla tuta. Attilio Perotti abbandona l’eleganza e va in guerra. Ci ha pensato una notte, dormendo poco e male, ma alla fine si è reso conto che fare un passo indietro sarebbe stato il danno maggiore per il Livorno.

I motivi della decisione. E così, alle 9, Attilio Perotti si è presentato al Centro Coni con la sua cartellina per dirigere l’allenamento. La tensione della sera prima un po’ allentata, sul volto la carica giusta per iniziare questa strana avventura.

«Non potevo tirarmi indietro. Io capisco quei ragazzi della Curva Nord, hanno espresso la loro posizione e li rispetto. Spero solo che possano capire che io e loro vogliamo la stessa cosa, ovvero il bene del Livorno. Se lasciavo - ha spiegato Perotti - credo che la situazione sarebbe precipatata. E i primi a rimetterci sarebbero stati i tifosi. Qualcuno pensa che io abbia dei vantaggi a metterci la faccia? Probabilmente facendo l’allenatore in questi 5 mesi dovrò chiudere col calcio, perché dopo non potrò neanche più fare il dt. Ma sono 2 anni che lavoro per questo Livorno, sia nel settore giovanile che in prima squadra, siamo usciti dal dramma Morosini, abbiamo rialzato la testa, siamo saliti in serie A. Non era giusto distruggere tutto. Lottare e combattere per cercare fino all’ultimo di difendere la categoria sarà il mio imperativo e quello dei giocatori. E spero che i tifosi lo capiscano, perché il loro sostegno è vitale».

Il garante. Perotti torna anche su un concetto. «Finchè ci sono io, non ci saranno svendite. Questo deve essere chiaro. Se qualcuno non vuole restare e non si sente la maglia amaranto addosso, me lo dica. Cercheremo un sostituto adeguato. Ma non mi risulta che qui ci sia gente che si vuole tirare indietro».

La squadra e Nicola. C’è stato anche un lungo colloquio dentro lo spogliatoio. Leale. Nel quale i giocatori hanno preso una posizione chiara. «Mi hanno spiegato senza giri di parole - confida Perotti - che loro erano tutti dalla parte di Nicola, e che per loro l’esonero era un grave errore. Ne ho preso atto, questo credo che renda merito sia ai giocatori che a Nicola. Ho spiegato che però non si poteva tornare indietro, che il presidente non sarebbe tornato sui suoi passi. E di fronte a questa realtà, mi hanno garantito la massima disponibilità e massimo impegno».

Perché difendere Perotti. Restiamo della nostra idea. Esonerare Davide Nicola è stato un errore, bisognava andare a dritto con lui (magari comprargli un paio di giocatori...?) fino alla morte, anche se fosse stata serie B. Forse il presidente Spinelli non si è reso conto del miracolo che questo allenatore aveva fatto portandoci in A.

Partendo da questo presupposto, si può ragionare di tutto il resto. In questo contesto, la nostra sensazione è che Attilio Perotti sia la persona migliore per gestire la situazione. Che non vuole dire salvarsi per forza, anche se qui tutti hanno il dovere di lottare e provarci.

Perotti non bluffa quando dice che Spinelli voleva affidare la squadra a Zanetti e svendere. Vi diciamo di più. La notizia ci era già arrivata prima della partita col Parma. Gli anti–Spinelli devono capire che Perotti in questo momento non rappresenta un uomo di Spinelli, ma l’allenatore del Livorno. Lui non ha niente da perdere, non farà lo zerbino, ci fidiamo quando dice che sarà il “garante”. Perché in questi due anni ha fatto solo cose buone per il Livorno. Mai dimenticarlo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino