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Livorno

Collesalvetti, torna all’asta la Cittadella

Collesalvetti, torna all’asta la Cittadella

L’impianto sportivo è finito al centro della maxi inchiesta dei carabinieri su presunte irregolarità

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LIVORNO. Andrà all’asta il 20 febbraio prossimo a un prezzo base di 808.481,25 euro la Cittadella dello sport di Collesalvetti, il complesso polifunzionale finito al centro di una maxi inchiesta dei carabinieri per una presunta truffa architettata da una decina di imprenditori della Cna con l’aiuto di parte della precedente giunta comunale.

Si legge nell’avviso pubblicato nei giorni scorsi sul sito internet delle aste giudiziarie che descrive il bene in vendita: «Diritto di superficie derivante da una convenzione urbanistica sugli immobili comprendenti tre campi di calcetto a 7 e un campo di calcio, con spogliatoi, complesso polifunzionale suddiviso in ristorante, asilo nido, area ricreativa, spogliatoi piscine e piscine composte da una vasca grande e una più piccola, un parco acquatico e una piscina per bambini».

Questa non è la prima volta che il tribunale cerca di vendere il bene sotto sequestro giudiziale da quasi 2 anni. Nel 2012, infatti, le cosiddette piscine, uno spazio di circa 68mila metri quadrati, finirono all’asta per una cifra che è il doppio di quella attuale: quasi 2 milioni di euro. Ma nessuno si fece avanti. Anche perché nel primo bando si faceva riferimento alla «parziale conformità catastale e urbanistica» del complesso. Una postilla che ora è scomparsa.

Ma quello che potrebbe preoccupare di più i possibili investitori potrebbero essere le condizioni strutturali dell’impianto. L’ipotesi del pubblico ministero Giuseppe Rizzo che ha coordinato l’inchiesta di cui si attende la richiesta di rinvio a giudizio, infatti, è quella che per risparmiare sui costi sarebbero stati utilizzati materiali scadenti.

Per la realizzazione delle piscine si sarebbero fatti concedere un finanziamento di circa 4 milioni di euro, garantiti tramite fidejussione dal Comune, e poi avrebbero realizzato «un impianto incompleto con materiali scadenti del valore effettivo di circa 2,5 milioni euro». Questa condotta, secondo il magistrato, avrebbe determinato l'ingiusto profitto di circa 1,5 milioni, con grave danno per l'amministrazione comunale di Colle. Questo meccanismo sarebbe stato realizzato dagli imprenditori coinvolti nell'inchiesta attraverso una sovrafatturazione: le società, secondo l'accusa, avrebbero prodotto fatture per importi che sfiorano i 5 milioni.

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