Il presidio
«Sì, mi candido a sindaco e lascio la segreteria Pd»
Dopo lo stop di Benedetti correrà a Cecina A febbraio rimette il mandato all’assemblea
LIVORNO. Era nell’aria da mesi. Sempre circondata da mille punti interrogativi. Ora, a ridosso delle elezioni, ecco la svolta: Samuele Lippi si candida a sindaco di Cecina (dovrà raccogliere tra le 20 e le 80 firme per partecipare alle primarie del 9 marzo) e si prepara a lasciare il timone della Federazione livornese del Pd. «Il sindaco Benedetti – conferma – ha chiuso l’esperienza amministrativa a malincuore. Lo ha comunicato giovedì sera all’assemblea, facendo il punto sulla situazione amministrativa». «Lascia per motivi personali – riprende Lippi – Abbiamo tutti sperato che continuasse, è persona onesta, corretta, che ha lavorato alacremente per il comune».
Quindi scende in campo lei? Si candida a sindaco di Cecina?
«Sì. Cecina è casa mia, è il luogo dove sono cresciuto, dove ho i miei affetti e dove credo che si debba e si possa fare qualcosa per migliorare. Del resto chi fa politica la fa per migliorare la società in cui vive. E le amministrazioni locali sono il primo punto da cui partire. Ho già fatto l’assessore al sociale, fino al 2008: ho lasciato per andare a seguire un settore, quello energertico, che di fatto ho creato dentro Unicoop Tirreno. È un lavoro che mi piace e che vorrei continuare a fare. Anche perché sono dell’idea che la politica debba essere fatta per passione e non per lavoro».
A Cecina farete primarie di partito o di coalizione? E a Livorno?
«In tutti i comuni del territorio stiamo lavorando per rafforzare e dove possibile estendere le coalizioni esistenti. Quindi a oggi, tendenzialmente, si faranno dappertutto primarie di coalizione ad eccezione di Castagneto, dove non ci sono rappresentanti degli altri partiti».
Coalizione con quali forze?
«Si sta nel campo di “Toscana democratica” proposto da Yari (De Filicaia, ndr), poi ci sono differenze territoriali: a Colle, ad esempio, Rifondazione è in maggioranza, mentre nell’area sud è sempre stata all’opposizione».
A proposito di Colle: faranno le primarie anche i sindaci al secondo mandato, come Bacci?
«È previsto che facciano tutti le primarie. Mi sembra che a Colle ci sia una larga convergenza sulla candidatura di Lorenzo e quindi non credo che alla fine si arrivi ad esprimere candidature alternative. A Rosignano, invece, la discussione è aperta».
Lei risulterà come il “candidato del partito”. Teme qualche outsider, magari dal fronte renziano?
«Io mi candido come Samuele Lippi, non come segretario della Federazione. Mi candido come persona che crede di poter dare un contributo, con un forte impegno a dare un segnale di cambiamento...»
In che modo?
«Con una squadra di governo rinnovata, anche dal punto di vista generazionale. Ma non solo. L’amministrazione è una struttura complessa: ci sono sindaco, giunta, consiglio, dirigenti, dipendenti. È fondamentale mettere le mani dentro l’organizzazione della macchina comunale. Valorizzando le competenze: se sarò sindaco parlerò uno a uno con i dipendenti per renderli davvero parte di un progetto. E riorganizzando la dirigenza, creando le condizioni perché ci sia una mobilità ciclica: le figure apicali non possono restare allo stesso posto per tantissimi anni, lavoriamo di più sui contratti a tempo e sugli incarichi di fiducia. Insomma: più rotazione tra i dirigenti ed energie nuove in Comune. Dobbiamo riequilibrare i rapporti tra politica e tecnica, semplificare le procedure, essere vicini ai cittadini e alle imprese, creare opportunità di lavoro».
Tre punti che staranno in cima alla sua agenda, se diventerà sindaco.
«La riorganizzaione della macchina è un punto nodale.Poi il mondo della green economy: trasformiamo l’edilizia in crisi (a Cecina si parla di un indotto di più di mille persone) in attività di recupero e valorizzazione degli edifici, anche ai fini del risparmio energetico. Terzo: il turismo. Intanto serve una vera regia territoriale da Pisa a Piombino. Poi a Cecina abbiamo più di 10mila seconde case, molte vengono affittate in estate un po’ così, in modo spontaneo. Troviamo un verso per mettere in sinergia case e alberghi, garantendo uno standar medio alto, perché quello che viene chiesto da noi è un turismo di qualità. Creiamo, insomma, un collegamento sul modello dell’ “albergo diffuso” che viene usato nei piccoli Borghi. Il mio sogno è riuscire a fare di tutte queste case un grande albergo. Mi conceda, infine, un quarto punto: credo nella fusione tra Cecina e Bibbona, che deve essere costruita con rispetto, con calma, senza calare niente dall’alto. Con questa fusione avremmo immediatamente una deroga di tre anni al Patto di stabilità: significa più fondi a disposizione e possibilità di fare assunzioni. Aggiungo la necessità di unificare Marina di Cecina a Marina di Bibbona, superando il problema del deposito di munizioni militari che oggi rende impossibile il collegamento stradale. Va tolto».
Ormai parla da candidato: lascerà la segreteria del Pd?
«La consegna delle firme a sostegno dei candidati è stata spostata al primo febbraio. Quel giorno, appena ufficializzata la mia candidatura, rimetterò il mandato all’assemblea territoriale».
A quel punto?
«Sarà l’assemblea a decidere il percorso. Ci sono varie possibilità: potrebbe rieleggere subito il nuovo segretario o pensare a una fase di gestione transitoria. Ripeto: deciderà l’assemblea. Poi chiaramente io non scappo, continuerò a dare una mano se ci sarà bisogno. Dovrei comunque autosospendermi durante la campagna per le primarie».
Non pensa di mettere in difficoltà il partito a Livorno in questa fase delicata?
«Le risorse, le energie, le intelligenze ci sono. Io non mi tiro indietro e non penso che non ci sia niente fuori da me. Sono onorato di aver fatto il segretario, ora credo ci siano tutte le competenze, le possibilità per andare avanti».
Ci sono stati alti e bassi nei suoi tre anni da segretario. A ridosso del congresso aveva già parlato di dimissioni. Che difficoltà ha incontrato lungo il percorso?
«Le difficoltà, che restano sul piatto, sono legate a questioni politiche nazionali. Un esempio su tutti: io non ho condiviso, non condivido e non condividerò mai che l’Imu sulla prima casa sia stata tolta a tutti, anche a chi ha la villa. Così si è fatto a meno di risorse importanti che potevano essere usate per abbattere l’Imu sui capannoni artigianali o sui terreni agricoli. Per fortuna vedo che a Roma un po’ di cose stanno cambiando. Come sa ho votato Cuperlo, ma devo dire che condivido i primi atti fatti da Renzi, che hanno dato subito il segno di un grande cambiamento: dalla segreteria convocata alle 7 del mattino alle proposte di riforma elettorale e del lavoro. Mi auguro di andare alle elezioni il prima possibile con Renzi premier. Sarebbe l’uomo giusto, questo l’ho sempre detto».
Che partito lascia a Livorno?
Qualche secondo di silenzio: «Un partito rinnovato. Qualche messaggio in questo senso l’abbiamo mandato: una segreteria giovane, ristretta, con competenze specifiche, poi abbiamo messo in piedi il registro delle competenze. Insomma, lascio un partito più aperto».
E più litigioso...
«Non sono d’accordo. Va detto che siamo l’unico partito che discute: tra l’altro ho visto che il senatore Matteoli candida Barabino senza che neppure il diretto interessato lo sappia. Noi discutiamo, litighiamo, è vero. Ma la situazione dopo le primarie è migliorata. Con Quintavalle, che era il mio sfidante, abbiamo avuto un ottimo rapporto nella costruzione della direzione. Da tutte le parti si prova a dialogare...».
Dialogate, ma intanto a pochi mesi dal voto a Livorno non c’è un candidato...
«Io condivido impostazione data da Yari. Intanto capiamo qual è la coalizione e quali sono i punti programmatici. Per le regole che si è dato il partito, chi raccoglie le firme si candida. Il partito può lavorare a creare le condizioni perché ci sia la massima convergenza su un nome, come è stato per Angella. Ma il ruolo del partito resta quello di creare un’idea di città. Dare dei suggerimenti, perché poi è il sindaco che fa il programma».
Ok, ma qui si ha la sensazione che la ricerca del programma nasconda l’assenza di nomi.
«Di nomi mi sembra che ce ne siano anche troppi, qualificati e autorevoli».
Come dovrebbe essere, secondo lei, il prossimo sindaco di Livorno?
«A Livorno serve un sindaco che abbia la capacità di innovare, anche un po’ di sognare. Livorno è città aperta al mondo, che per anni ha vissuto sul concetto di statalizzazione e che ora, come molte altre città in Italia, si deve reinventare. Non è vero che non è stato fatto niente di buono in questi anni: penso all’accordo tra istituzioni per la linea ferroviaria in porto, al Prg del porto, al protocollo per fare entrare il Comune di Colle nel comitato portuale. Ora serve un nuovo modo di approcciarsi. E anche la voglia e la capacità di spingersi oltre i limiti che ci sono. Di sognare, appunto».
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