Un diritto dare ai figli il cognome della madre
La Corte europea di Strasburgo condanna l’Italia. Letta: «Sentenza giusta» La nostra normativa «eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne»
BRUXELLES. Alessandra ci teneva più di Luigi a trasmettere il suo cognome ai figli, e ieri la Corte europea dei diritti dell'Uomo le ha dato ragione: la legislazione italiana dovrà essere riformata nel senso che i genitori debbono poter scegliere, alla pari, quale cognome trasmettere ai figli. Una notizia accolta con grande clamore in Italia, dove anche la scelta del doppio cognome non rappresenta un diritto, bensì una concessione fatta dai prefetti alle famiglie che presentano una richiesta motivata. C'è quindi la necessità di aggiornare quanto prima il codice civile.
«La Corte di Strasburgo ha ragione. Adeguare in Italia le norme sul cognome dei nuovi nati è un obbligo», ha subito commentato il premier Letta in un tweet.
IL TWEET DEL PREMIER
La Corte di Strasburgo ha ragione. Adeguare in Italia le norme sul cognome dei nuovi nati è un obbligo.
— Enrico Letta (@EnricoLetta) 7 Gennaio 2014La storia dei milanesi Alessandra Cusan e di Luigi Fazzo, ma soprattutto quella dei loro tre figli, è iniziata il 26 aprile 1999, con la la nascita di Maddalena, la loro prima bimba. Luigi non è uno sprovveduto, è un avvocato e sa che sta per iniziare un percorso lungo e difficile, ma in famiglia hanno discusso e deciso che i figli porteranno il nome di mamma, e quindi va avanti per la sua strada. Prima passa all’anagrafe, dove la richiesta viene bocciata, poi inizia il tour dei tribunali, mentre nascono altri due figli e le procedure si moltiplicano. Per finire poi a Strasburgo.
Una discriminazione proprio culturale e sociale, perché in realtà in Italia nessuna norma impone di trasmettere il cognome del padre, ma tutte le regole burocratiche e le “tradizioni” portano a questa scelta quasi obbligata, mitigata solo dalla possibilità, un po' complessa ma esistente dal 2000, di dare tutti e due i cognomi dei genitori.
VIDEO Parla Alessandra Cusan
(da Repubblica.it)
La Corte di Strasburgo ammette poi che anche «la Corte costituzionale italiana ha riconosciuto che il sistema in vigore si fonda su un concetto patriarcale della famiglia, che non è compatibile con il principio costituzionale di parità tra uomo e donna».
Ora l’Italia dovrà adeguare la sua legislazione, e l’impegno politico è subito arrivato da Letta. Secondo la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli (Pd) «è necessario al più presto cambiare la legge e le pratiche interne. Si tratta di un primo importante passo verso una riforma nella legislazione per garantire, finalmente, il raggiungimento di una piena eguaglianza tra i coniugi».
LA SENTENZA DELLA CORTE DI STRASBURGO
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