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Livorno

Scoppia lo scontro tra Pd e Autorità portuale

di Juna Goti
Scoppia lo scontro tra Pd e Autorità portuale

Livorno, a pochi mesi dalle amministrative entrano nello scontro anche i vertici di Palazzo Rosciano. De Filicaia (Pd) su FB non le manda a dire al dirigente Motta (oggi Progetto per Livorno): «Vedo che noti dirigenti si schierano, significa che hanno parecchio tempo disponibile e considerato come vanno le cose chiederemo conto a tutti il giorno dopo...». Risponde l’Authority: «Metodi da regimi totalitari...» - DITE LA VOSTRA

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LIVORNO. A pochi mesi dalle elezioni che decideranno il sindaco, scoppia lo scontro, con parole forti e toni per la verità inusuali, tra i vertici del Pd e l’Autorità portuale di Livorno.

Tutto nasce dal dibattito che come riportiamo oggi (2 gennaio) a pagina uno del Tirreno di Livorno, si è acceso pochi giorni fa su Facebook. A dare il via è stato uno storico militante del partito, Sergio Landi, che ha scritto: «Unica cosa certa sul finire del 2013 è che il candidato sindaco si va formando fuori dal Pd in incontri e trattative private. Non si doveva partire da un altro verso?». Gli rispondono in tanti, compreso il dirigente dell’Autorità portuale Giovanni Motta, oggi vicino al Progetto per Livorno dell’ex vicesindaco Cristiano Toncelli: «Vieni via Sergio, non c’è speranza», scrive.

Ecco così che nel botta e risposta si inserisce il segretario comunale del Pd, Yari De Filicaia. Con un chiaro riferimento anche a Motta, De Filicaia in un passaggio del suo intervento sottolinea: «Penso che ci sia bisogno di discontinuità netta non solo politica, ma anche nella parte delle strutture amministrative. Vedo che noti dirigenti di vari enti si schierano, significa che hanno parecchio tempo disponibile e considerato come vanno le cose chiederemo conto a tutti il giorno dopo, perché sono estremamente convinto che sia finita una fase...».

Apriti cielo. All’indomani a rispondere con un comunicato stampa ufficiale non è Motta, ma la stessa Port Authority. «Fermo restando – si legge nella nota – che l'Autorità portuale in quanto tale rimane ovviamente estranea al contenuto politico delle affermazioni dei propri dipendenti, spiace dover rimarcare alcuni princìpi che in un ordinamento democratico non dovrebbero neanche essere oggetto di dibattito». «I dipendenti di un ente pubblico, dirigenti e non – riprendono da Palazzo Rosciano – come qualunque altro cittadino, hanno diritto di esprimere e manifestare le proprie opinioni politiche che, come è elementare, si concretizzano poi nel diritto di voto».

Poi: «I dirigenti dell'Autorità portuale rispondono della propria attività professionale e dei propri risultati al vertice dell'ente che, è bene ricordarlo, è ente pubblico di rango nazionale vigilato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti».

Così ecco la stoccata che infiammerà questo inizio di campagna elettorale: «Il concetto secondo cui funzionari pubblici devono "rendere conto del lavoro svolto" a segretari di partito è un residuo di regimi totalitari auspicabilmente in via d'estinzione e oggi rinvenibili solo in Paesi come Corea (quella in Asia…), o realtà similari...».

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