Il presidio
«Basta scaricabarile il Comune non c’entra»
LIVORNO. Mario Tredici, assessore alla cultura. Un altro cinema del centro ha spento le luci. Possibile che il Comune non prenda una posizione? «E’ un fatto grave e doloroso. Quando nel 2003 Fasulo e...
LIVORNO. Mario Tredici, assessore alla cultura. Un altro cinema del centro ha spento le luci. Possibile che il Comune non prenda una posizione?
«E’ un fatto grave e doloroso. Quando nel 2003 Fasulo e Gaimari rilevarono il Gragnani lanciando il Kino, fecero un’operazione di gran rilievo culturale e di coraggio imprenditoriale. Sono stati dieci anni importanti, su una frontiera difficile, di cui tutti dobbiamo essere loro grati».
I grazie però contano poco e Fasulo non è stato tenero con il Comune: vi ha accusato di indifferenza.
«In tutte le situazioni bisognerebbe cercare le cause vere, invece di scegliere la via della polemica e dello scaricabarile».
Vuol dire che voi non avete colpe?
«Mi sembra evidente e condiviso che la crisi di Kino Dessé nasce dal crollo degli spettatori, meno 40% negli ultimi mesi, dicono i gestori. Negli ultimi anni sono chiuse oltre 450 sale, nell'ultimo anno 17 in Toscana. Ciò ha colpito tutto il settore ma in particolare le piccole e medie realtà e gli imprenditori più deboli finanziariamente».
Vuol dire che il Kino ha pagato la sua debolezza finanziaria?
«Voglio ricordare anche l’altro fattore determinante di questa chiusura, la digitalizzazione. Il passaggio al digitale era noto già da anni, la Regione a due riprese ha messo a disposizione fondi cospicui, ma basati sul cofinanziamento. Non essere riusciti a passare al digitale conferma, anche per il Kino, sia la debolezza di mercato (come rileva Gaimari) sia la debolezza finanziaria. Senza digitale si esce dal mercato. Il tendenziale monopolismo della distribuzione completa il quadro, incidendo fortemente sulla programmazione, specie di qualità. Se queste sono le cause fondamentali della crisi del Kino, che senso ha prendersela con le istituzioni tacciate di indifferenza?».
Respinge l’accusa, insomma...
«Di questi tempi è diventato quasi uno sport. Ma ci vorrebbe misura, anche se comprendo lo stato d'animo di un momento tanto amaro».
Ma il Comune cos’ha fatto nel dimostrare la sua attenzione a questa realtà?
«Intanto se in questi anni diverse migliaia di ragazzi sono passati dal Kino e dai 4 Mori, con l'obiettivo dichiarato di "creare" un pubblico, ciò è avvenuto grazie ai programmi finanziati dal Comune. Penso a "Lanterne Magiche" o a "Lo sguardo narrante". E' stato un sostegno in cambio di servizi culturali, un rapporto virtuoso tra pubblico e privato».
Secondo Fasulo, lei e il sindaco sareste dovuti intervenire quando i 4 Mori iniziarono a trasmettere le opere facendo una concorrenza non prevista al Kino...
«Contrasti di scelte sulla programmazione in digitale tra Kino, 4 Mori e Goldoni appartengono ad una sfera di opportunità su cui sarebbe stato grave che la politica fosse intervenuta».
Ma la questione del Goldoni è politica: un cetaceo che monopolizza i finanziamenti, distoglie le associazioni dagli altri spazi e uccide la concorrenza con i soldi pubblici...
«Credo che Fasulo si renda conto della insensatezza della sua proposta di destinare diversamente il contributo (purtroppo in calo) alla Fondazione Goldoni. Si vuole la chiusura del teatro della città? E' questo che si vuole?».
Sulla Gran Guardia non sarebbe servita forse un po’ di moral suasion da parte vostra perché la gestione fosse livornese?
«L'operazione Gran Guardia ha portato due nuove sale di assoluta eccellenza in città. E' un risultato importante e in controtendenza. Tanto che anche i gestori del Kino si sono candidati alla gestione. Se la proprietà Gran Guardia ha aperto trattative con loro (e poi con il gestore del Grande) non è stato frutto del caso. E su questo, Fasulo lo riconoscerà, il confronto fra noi è stato attivo. Ma le scelte imprenditoriali non sono competenza del Comune».
E alla fine la Gran Guardia è diventata fiorentina...
«In fase precontrattuale, la proprietà Gran Guardia aveva prospettato l'idea di dare le due nuove sale in comodato gratuito al Comune, ma quando abbiamo cercato utili convergenze tra i gestori dei cinema di città abbiamo costatato un irriducibile individualismo. Che ci ha costretti a rinunciare. Qualcuno di loro, recentemente, mi ha rimproverato: dovevi costringerci. Ma non funziona così».
(giu. cor.)
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