Il Tirreno

Livorno

In corsia le rubano il cellulare «Dentro avevo i ricordi di mia figlia morta a 15 anni»

di Federico Lazzotti
In corsia le rubano il cellulare «Dentro avevo i ricordi di mia figlia morta a 15 anni»

La madre di Giulia Fabbri, scomparsa il 10 dicembre, stava pranzando in reparto Lo sfogo: se non è una bestia ma una persona lo restituisca

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LIVORNO. Silvia Fabbri è una madre rimasta “orfana” della figlia a cui adesso hanno rubato anche i ricordi. Indossa una vestaglia rosa con tre fiori colorati sotto al colletto e racconta le tappe del suo dolore seduta nella sala ricreazione del reparto dell’ospedale dov’è ricoverata dal giorno successivo alla scomparsa di Giulia, morta a 15 anni, il 10 dicembre scorso, per una rara malattia che la faceva invecchiare più veloce del tempo.

Nel percorso che Silvia sta seguendo per uscire dagli abissi della malattia ci sono le prescrizioni dei medici, le cure a cui la sottopongono gli infermieri e il sostegno della sorella che ogni giorno va trovarla. Ma anche quel cellulare «bianco sopra e nero sotto, marca LG» nel quale erano rimasti memorizzati gli ultimi messaggi della figlia e quelli che le hanno spedito gli amici quando hanno saputo.

Ieri a pranzo Silvia stava seduta a qualche tavolo di distanza da dov’è adesso, mentre parla muovendo le mani nel tentativo di scacciare i fantasmi che annebbiano il suo presente.

«Ad un certo punto - racconta mimando quanto è accaduto - avevo il cellulare in mano e lo volevo mettere in tasca. Ma nel momento in cui l’ho infilato mi è scivolato a terra. Un’altra paziente che era vicina a me se ne è accorta e me lo ha raccolto. A quel punto mi sono messa a sedere e l’ho sistemato sul tavolo, accanto alla tovaglietta dove stavo mangiando».

Il presunto furto del cellulare deve essere avvenuto qualche minuto più tardi, nel momento in cui Silvia ha lasciato il suo posto. «Finito il pranzo - ricorda - mi sono alzata per sparecchiare, ho portato i piatti nell’altra stanza e ho lasciato il telefonino sopra al tavolo. Ma quando sono tornata il cellulare era scomparso».

Inutile anche il tentativo da parte di alcuni pazienti di chiamare immediatamente il numero di Silvia. «Il cellulare è stato subito spento e scattava immediatamente la segreteria telefonica», conferma la sorella che appena ha saputo di quello che era successo si è precipitata in ospedale.

A distanza di poche ore, in ospedale la caccia al telefonino non si ancora spenta tanto che un paziente che le sta vicino spiega. «Spero che la persona a cui è cascato in tasca capisca quello che ha fatto e lo restituisca».

Nell’attesa che lo “sciacallo” si redima e faccia ritrovare alla legittima proprietaria il telefonino, magari sotto forma di regalo di Natale, la stessa Silvia prova a lanciare un appello.

«Il cellulare in sé - spiega - ha un valore commerciale di 30 euro. Ma quello che conta per me sono i ricordi che contiene e il suo valore affettivo. Dentro, infatti, ci sono gli ultimi messaggi di Giulia che mi diceva: “Mamma sto andando in un posto”, oppure “Tra poco arrivo e ci vediamo”. Ma anche tutti i messaggi di cordoglio che le persone che mi conoscono mi hanno mandato quando è successa questa tragedia. Ecco perché, con le poche parole che mi rimangono, mi voglio rivolgere direttamente alla persona che ha fatto sparire il telefonino: se è una persona degna di questo nome dovrebbe riconsegnarlo, altrimenti significa che è una bestia che non merita niente».

Nel pomeriggio di ieri al posto fisso si sono presentati i familiari della donna per sporgere denuncia. Silvia, invece, è rimasta nella sua stanza ad aspettare. «Ma nel caso in cui ritrovi solo la sim card - domanda prima di salutare - i messaggi restano in memoria oppure vanno persi?».

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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