Simula il furto nel suo bar poi versa i soldi sul conto
All’epoca gestiva il locale di piazza dei Mille: accusato di furto e simulazione di reato Prima avrebbe chiamato la polizia per la denuncia, poi sarebbe andato alle poste
LIVORNO. Simula il furto nel suo bar e chiama la polizia, per poi andare qualche ora dopo alle Poste della stazione a versare una cifra pari al bottino sul suo conto personale. È accusato di furto, danneggiamento e simulazione di reato Salvatore Scaturro, commerciante di 40 anni, originario della provincia di Trapani ma da anni a Livorno. Il barista è stato rinviato a giudizio e ieri s’è svolta la prima udienza del processo che lo vede imputato. Davanti al giudice Antonio Cardi, hanno testimoniato le forze dell’ordine che hanno svolto le indagini (agenti delle volanti, della squadra mobile e della polposta) e la direttrice dell’ufficio postale in questione, quello di piazza Dante. I testimoni dell’accusa hanno raccontato la loro versione dei fatti.
Il fatto risale al maggio 2011. Scaturro, già noto alle forze dell’ordine, all’epoca gestiva il bar dei Mille dell’omonima piazza, a due passi da via De Larderel.
Tutto inizia quando il barista si rivolge al 113 della polizia dicendo di aver subito un furto. All’interno dell’esercizio le slot machine sono state distrutte e svuotate, e la porta d’ingresso è danneggiata. Sono spariti 1800 euro di incasso più il fondo in dotazione agli esercenti per pagare le vincite al minuto. Sul posto intervengono gli agenti delle volanti che effettuano subito un primo sopralluogo di furto per poi passare la palla agli agenti della squadra mobile per le indagini. Gli investigatori si recano subito sul posto e danno il via agli accertamenti. Per prima cosa fanno un sopralluogo nel negozio e poi una perlustrazione nella zona. Dalle verifiche emerge subito un dato interessante: fuori dal bar, all’angolo, è installata una telecamera comunale che guarda proprio dal lato dell’esercizio. Un aiuto non indifferente per le indagini perché se qualcuno ha assaltato il negozio in quei filmati si può vedere. Ed ecco che gli agenti della mobile, nel corso di meticolose indagini, acquisiscono i filmati e li analizzano con cura. Ma del furto, all’ora denunciata dal barista, non c’è traccia.
Intanto, però, c’è un colpo di scena. Poco dopo il presunto furto subìto, lo stesso Scaturro viene visto da una volante entrare nell’ufficio postale accanto alla stazione, in piazza Dante. Cosa ci fa alle poste? La scena desta sospetto e gli agenti avvertono l’ispettore capo della polizia postale, Massimo Montuori, che neanche a farlo apposta si trova in zona. L’investigatore, a sua volta, allerta la direttrice dell’ufficio di piazza Dante, che si dà subito da fare per capire cosa stia accadendo. E con stupore emerge che il barista si è recato all’ufficio postale per un versamento, il cui ammontare corrisponde alla somma del presunto furto.
Questo elemento, insieme agli altri dati raccolti dalla squadra mobile della polizia, in primis i filmati delle telecamere, portano gli inquirenti ad indagare il barista per furto danneggiamento e simulazione di reato. E ieri in aula il giudice Cardi ha sentito i testimoni dell’accusa.
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