Il presidio
Mascagni, un compleanno tra musica e qualche ombra
Consiglio comunale dedicato al compositore e Cosimi ricorda il legame col fascismo Polemiche per l’assenza di Rifondazione, intanto il Duomo non vuole “Alla gioia”
LIVORNO. Non riesce a spezzare le catene con il passato, il passato che fa discutere, neppure a un secolo e mezzo dalla sua nascita. Così il giorno suo 150° compleanno (ieri ricorreva l’anniversario della sua nascita) Pietro Mascagni si ritrova al centro di riferimenti storici e politici che ci riportano indietro nel tempo, indietro di oltre un secolo. Accade infatti che durante lo speciale consiglio comunale di ieri, dedicato appunto al compositore livornese, il sindaco Alessandro Cosimi si senta in dovere di premettere: «Mascagni aveva un legame importante con il fascismo. Questo non ci fa piacere ma era contigente. E la sua arte va oltre la definizione politica: parla un linguaggio universale». E ancora: «L’appuntamento di oggi vuol essere un momento importante di riflessione per la città, di affetto e ricomposizione dei rapporti con il grande compositore. Fece parte dell'Accademia Fascista ma la sua arte è quanto di più lontano dall'accademismo si può immaginare: era moderna ed era prorompente, libera». Precisazioni necessarie perché evidentemente ancora molti livornesi questo “legame” non riescono ancora buttarlo giù.
Tanto che Massimo Ciacchini consigliere Pdl-Fi, segnala polemico l’assenza dei consiglieri di Rifondazione alla cerimonia. «La memoria storica di parte comunista non ha dimenticato l'adesione del nostro illustre concittadino al regime fascista. E i banchi di Rifondazione erano vuoti...» dice Ciacchini. In realtà nessuna defezione, i consiglieri sono a Perugia per il congresso nazionale del partito. Ma intanto, tra le note, le acque si agitano. E giusto la lectio magistralis di Cesare Orselli, (docente di Storia del teatro musicale e di Storia ed estetica della musica nei Corsi superiori dell'Istituto Superiore di Studi Musicali "R. Franci" di Siena), intervallata da brani mascagnani eseguiti dall'Istituto Mascagni restituisce alla musica quello che è della musica. Contemporaneamente si apre un altro fronte storico e un altro “caso” e questa volta più che Mascagni di mezzo c’è la cantata “Alla Gioia” che il musicista compose nel 1881, a soli diciotto anni, sul testo di Schiller e che è stata inserita nel programma del “festival” mascagnano: avrebbe dovuto riempire di note il Duomo, il 27 dicembre. Ma anche qui la memoria lunga, anche troppo lunga ci si è messa di mezzo. Perché “L’inno alla Gioia” nasce come brano di ispirazione massonica e sembra che questo abbia fatto sorgere dubbi sull’opportunità di proporlo in Duomo. Fondazione Goldoni e Circolo Masini, curatori dell’evento, stanno cercando una soluzione, ma per ora la location è in forse. Compleanno un po’ movimentato insomma, ma comunque festeggiato. Ieri sera al Goldoni è andata in scena “Cavalleria Rusticana” ed è stata anche l’occasione per ribadire, parole del sindaco, che «il Goldoni non chiuderà mai».
Ma le celebrazioni sono iniziate già la mattina. Al cimitero della Misericordia dove si trova la tomba monumentale di Pietro Mascagni, l'associazione Accademia degli Avvalorati con l'associazione Guide Storiche Livorno, il Rotary Club Livorno Mascagni, la corale Pietro Mascagni e il Garden Club Livorno, è stata deposta una corona di fiori. Cerimonia suggestiva, tra letture e l’esecuzione di alcuni brani musicali.
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