Morì a 41 anni all’Utic: processo bis per gli ex vertici Asl
La morte di un uomo di 41 anni in cardiologia nel 2006 torna nella aule di tribunale con il processo bis: dopo l’assoluzione dell’allora primario dell’Utic, adesso sono chiamati a rispondere i vertici Asl di quel tempo. Ma la prescrizione si avvicina a grandi passi
LIVORNO. Un quarantunenne morì in cardiologia nel giugno 2006 perché l'allarme telemetrico del cuore non aveva funzionato: per questo sono andati a processo gli ex vertici dell'Asl livornese. Gli imputati, per omicidio colposo per il decesso di Michelangelo Gori, sono Fausto Mariotti, a quel tempo direttore generale dell'Asl 6 e ora al timone di quella maremmana; Danilo Zuccherelli, all'epoca di direttore sanitario; Andrea Schiavetti, direttore del presidio ospedaliero fino al 31 marzo 2006 e il successore Roberto Boni. Ma la prima udienza del processo bis, a oltre sette anni dalla morte della vittima, è molto vicina alla prescrizione del reato.
Se il primo processo si era concluso nel febbraio dello scorso anno con l'assoluzione dell'allora primario dell'Utic, Michele Galli, unico imputato, va detto che la decisione era stata poi impugnata in appello. La giudice Beatrice Dani, nella sentenza in cui aveva mandato assolto Galli, aveva rimesso gli atti al pm perché venisse vagliata l'eventuale responsabilità dei vertici Asl: i 4 dirigenti, assistiti dall'avvocato Paolo Bassano, sono stati rinviati a giudizio per aver consentito il trasferimento del reparto senza aver incrementato il personale.
Ieri mattina in aula sono stati ascoltati quattro testimoni della pm Antonella Tenerani. Fra questi, l'esperto di informatica Luigi Landini che ha chiarito il funzionamento del monitoraggio cardiaco, compreso l'allarme che doveva scattare in caso di anomalie nei pazienti ma la sera della morte di Gori rimase muto.
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