Il Tirreno

Livorno

si tratta da mesi

Le vecchie 15mila lire che hanno diviso azienda e lavoratori

LIVORNO. Alla fine del 2012 l’ex Atl, società pubblica che gestiva i bus livornesi, è entrata a fare parte della Compagnia toscana trasporti (Ctt nord) insieme a Cpt di Pisa, Clap di Lucca e altre...

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LIVORNO. Alla fine del 2012 l’ex Atl, società pubblica che gestiva i bus livornesi, è entrata a fare parte della Compagnia toscana trasporti (Ctt nord) insieme a Cpt di Pisa, Clap di Lucca e altre società private come Lazzi (Firenze) e Cap (Prato). Un’aziendona con 1200 dipendenti (gli ex Atl sono circa 450) che è nata in vista della gara regionale che a settembre, dopo vari rinvii, dovrebbe decidere il gestore unico del trasporto pubblico toscano. Una realtà che però, fin da subito, ha incontrato proteste e scetticismo di molti dipendenti.

La fiamma è diventata un incendio quando azienda e sindacati si sono seduti al tavolo per rivedere la contrattazione di secondo livello. Da tempo si parlava, infatti, della necessità di uniformare l'integrativo nella nuova aziendona: i contratti di secondo livello di Pisa e Livorno erano scaduti da tempo, nel 2011. Dopo vari passaggi in prefettura sono stati prorogati fino al 31 settembre di quest’anno, ma la ricerca di un accordo con i sindacati è fallita e dal primo ottobre l’azienda ha applicato unilateralmente il contratto dell’ex Clap di Lucca, non ancora scaduto, che ha portato a una perdita in busta di 200-250 euro al mese.

Ma su cosa si era rotta la trattativa? Fino a settembre gli ex Atl avevano diritto, come integrativo, a una quota fissa di 109 euro al mese e a una variabile di 7,75 per ogni giornata lavorata. Somma che poteva arrivare fino a 13 euro se si raggiungeva un tetto di giornate lavorate all’anno. È su questa forbice di produttività che i sindacati si sono detti disposti a trattare, ma non sulla quota fissa e sulle vecchie 15mila lire sancite da accordi di fine anni Ottanta. L’azienda ha invece proposto, in sostanza, di legare tutto il pacchetto dell’integrativo al concetto di produttività, concedendolo in toto solo a chi registra più di 255 giornate lavorate all’anno. (j.g.)

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