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«Non solo illegalità, il ceto medio è integrato»
Massimo Bressan, esperto di flussi migratori: non schiavi ma vittime del capitalismo globale
PRATO. «Pratesi e cinesi non sono due mondi a se stanti. Si intrecciano. Distretto del tessile e aziende cinesi delle confezioni si integrano». Chi parla è Massimo Bressan, direttore dell’Iris, Istituto di ricerca sociale ed economica, autore di Zone di transizione, edito dal Mulino nel 2011.
Persino il presidente della Regione Rossi ha parlato di un sistema di illegalità diffuso. Di schiavismo.
«Certo c’è anche questo, ma i toni usati in questi giorni per raccontare la presenza cinese a Prato non mi piacciono».
Perché?
«Per due ragioni. Intanto una recente ricerca promossa dalla Regione Toscana e presentata alla Camera di Commercio di Prato ha mostrato come esista una stratificazione sociale all’interno dei gruppi di migranti cinesi e come stia nascendo una classe media che ha consumi e stili di vita molto simili ai nostri e che contribuisce a mantenere attivo un sistema commerciale molto provato dalla crisi recente».
Beh, non può negare l’illegalità diffusa.
«Ci stavo arrivando. Di fianco a questo nuovo ceto medio cinese vi sono sicuramente imprenditori scaltri, che cercano il profitto in tutti i modi legali e meno legali, lavoratori sfruttati che cercano di mantenere se stessi e i propri figli, situazioni di cui dovremmo preoccuparci».
La seconda ragione?
«Prato è protagonista di straordinari percorsi di integrazione. La Cna ha decine di iscritti cinesi ed un vicepresidente cinese. L’Asl si adopera quotidianamente per garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini e che promuove progetti di cooperazione internazionale per migliorare la propria capacità di prevenire e curare anche i cittadini cinesi. E lo stesso Comune fornisce servizi di avanguardia presso lo sportello immigrazione».
Però resta il fatto che nella presenza cinese a Prato si è inflitrata la mafia.
«Quando le leggi dell'immigrazione sono fatte male, come la nostra Bossi-Fini, gli spazi per le infiltrazioni criminali diventano ancora più ampi. Su questi temi ci sono studi importanti che ci illustrano come il viaggio stesso di questi migranti sia gestito in molti casi da organizzazioni criminali e come intorno a questi drammi familiari ci sia chi lucra».
Sono i nuovi schiavi i cinesi che riscuotono 1 euro all’ora?
«Quando questi fenomeni accadono in Bangladesh, dove nell’incendio del Rana Plaza sono morti centinaia di lavoratori del pronto moda, possiamo credere che i guasti della globalizzazione non ci riguardino, che a noi resti il vantaggio di comprare nei grandi magazzini o nelle boutique a prezzi vantaggiosi. I morti di Prato non sono tanto schiavi del racket cinese, sono le vittime del capitalismo globale».
(M.L.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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