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AFFARI D’ORO MA ANCHE DI CARTONE
Le parole magiche sono “mercatino” (di natale poi non se ne parli...), mostra-mercato, degustazioni, bancarelle. Evocano affari d’oro, illuminano gli occhi, stuzzicano le endorfine che si libereranno...
Le parole magiche sono “mercatino” (di natale poi non se ne parli...), mostra-mercato, degustazioni, bancarelle. Evocano affari d’oro, illuminano gli occhi, stuzzicano le endorfine che si libereranno al momento dell’acquisto. All’aria aperta o in grandi spazi coperti ma “comunitari” gli eventi pop dello shopping promettono emozioni di buon prezzo e buona qualità, proprio per la loro morfologia senza tempo e senza età, richiamo a commerci d’altri tempi, democratico scambio commerciale senza vetrine e senza orpelli.Brillano quindi gli occhi a signore e signori quando si annuncia l’evento. Che sia vino, olio o formaggio, che sia una fiera di quartiere o un mercatino rionale, che sia manifestazione davvero doc o doc per niente, a chilometri zero o a chilometri diecimila. La bancarella, il banco, l’oggetto che non sarebbe nemmeno del desiderio ma lo diventa, lì a portata di mano, stregano comunque, a prescindere dalla qualità. Shopping primordiale. E la convinzione che la semplicità della location garantisca l’eccellenza o la convenienza. Ma se gli affari d’oro sono serviti su un piatto d’argento a volte tra questi si nascondono anche le trappole. In certi mercatini dove due etti di porchetta dall’aria stanca possono costare quindici euro, tre fruttini tre di marzapane dodici euro, due arancini di riso dieci euro e senza scontrino. Oppure negli ammassi di abiti a cinque euro che sembrano regalati e invece al banco in fondo alla via costano tre euro e sono comunque la sintesi estrema del tessuto sintetico, nelle scarpe di plastica. Abbaglia anche senza sole, anche nel gelo di dicembre, l’atmosfera del mercatino e le buste si accumulano tra le mani senza che ce ne accorgiamo. ..
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