Il Tirreno

Livorno

Vaffa all’assessore Bettini Assolto imprenditore

di Federico Lazzotti

Era accusato di diffamazione per aver affisso alcuni volantini alle fermate del bus Il giudice: non è provata la paternità delle offese. E le spese saranno compensate

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LIVORNO. Gli avvocati di Salvatore Favati, imprenditore navale con il vizio della burla, per dimostrare al giudice Antonio Del Forno che mandare a quel paese un personaggio pubblico - nello specifico l’assessore Maurizio Bettini - era stato un atto satirico e una manifestazione di libertà del pensiero, e non un reato punibile dal codice penale, hanno portato in tribunale esempi come il “V-day” di Grillo, il linguaggio e gli scontri tra alcuni politici, le canzoni di Marco Masini e Fabri Fibra. E perfino una memoria difensiva, depositata in tribunale, e firmata da un esperto di linguaggio colorito come Giorgio Marchetti, al secolo “Ettore Borzacchini”, nella quale il vai a quel paese viene di fatto depenalizzato ed equiparato, almeno a Livorno, al buongiorno come sta nel resto del Paese.

Al giudice sono servite tre udienze per arrivare ad una sentenza di assoluzione nei confronti dell’imprenditore sessantenne con la formula del secondo comma: «quando la prova manca, è insufficiente oppure contraddittoria», si legge nel codice di procedura penale. «Speravamo in una piena assoluzione - spiegano gli avvocati - ma siamo comunque soddisfatti».

Al centro del processo che avrebbe potuto ricollocare l’asticella della goliardia , una cinquantina di volantini apparsi a Livorno nell’estate 2011, molti dei quali appiccicati alle fermate dell’autobus e su cui era stato scritto un messaggio all’assessore al traffico che in quei giorni aveva consigliato ai livornesi, dopo una feroce polemica con i vigili urbani per le troppe multe sul lungomare, di usare i mezzi pubblici o le biciclette per spostarsi.

«Caro assessore Bettini - si leggeva sull’edizione straordinaria del periodico cammellario - noi al mare ci s’andrà in filobusse, lei invece affan... ci vada pure come gli pare».

Della presunta diffamazione l’assessore venne informato quattro giorni più tardi. «Ho aperto la casella di posta elettronica il 18 perché prima ero fuori città - ha raccontato - e ho trovato una mail nella quale venivo avvisato della presenza di queste locandine. Un’ora e mezzo dopo, dall’allora Atl mi informavano che avevano tolto diversi volantini dalle fermate».

È il 23 luglio quando Bettini si presenta al comando dei vigili per raccontare l’accaduto. «Dopo aver visionato uno di questi scritti ho ravveduto gli estremi di un oltraggio e quindi chiedo che per i fatti da me riportati i responsabili vengano perseguitati a norma di legge».

È dal racconto di alcuni testimoni che gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Gianfranco Petralia, sono risaliti all'imprenditore che è così finito nel registro degli indagati con l’accusa di diffamazione a mezzo stampa.

A suo carico c’erano prove talmente «evidenti» - scrive il magistrato - da convincere il giudice per le indagini preliminari ad emettere un decreto penale di condanna di 900 euro. Una proposta che gli avvocati dell’indagato, Massimo Batini e Gabriele Melani, hanno rispedito al mittente, chiedendo di andare a dibattimento.

«Per noi - dicono alla fine del processo - si trattava di una battaglia per i diritti civili, uno strumento, quello del vaffa, necessario ai cittadini quando si trovano abbandonati davanti all’arroganza del potere e vogliono esprimere il loro disappunto. Ecco perché abbiamo portato anche diverse sentenze della Cassazione che affermano questa impostazione». Adesso c’è curiosità per leggere le motivazioni del giudice. Che intanto ha compensato le spese processuali tra le parti, il che vuol dire che l’istruttoria e il costo delle indagini saranno molto probabilmente a carico dello Stato.

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