Il Tirreno

Livorno

Dalla fabbrica al talent tv per gli scrittori

di Jimmy Morrone
Dalla fabbrica al talent tv per gli scrittori

Operaia livornese in lizza a “Masterpiece”, l’X Factor dedicato a libri e letteratura

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LIVORNO. La mattina si alza e con un mattone nello stomaco va a lavorare in fabbrica, fra pneumatici e sistemi di frenata. Appena può però, si apparta dentro di sé, apre il pc e il suo alter ego comincia a comporre.

«Il lavoro – dice lei – mi serve per vivere, ho due figli e un ex marito che non mi passa un euro. Ma la vera identità è affidata all'arte. La creatività è il megafono del mio io, la scrittura è ossessione, una missione».

Il biglietto da visita è molto forte, una storia atipica, fatta di amarezze e speranze, da raccontare. Finite le presentazioni, questa è la vita di Romina Questa, livornese di 43 anni che ha pubblicato due libri (il terzo è in fase di stesura), uno dei quali, l'autobiografico “Il segreto della quercia”, ha debuttato al talent letterario di Rai 3 Masterpiece, ricevendo i consensi spassionati dei tre giudici, Giancarlo de Cataldo, Taiye Selasi e un vip della narrativa made in Italy come Andrea de Carlo.

Un format in onda la domenica in seconda serata, forse non troppo pubblicizzato dato che nemmeno Wikipedia ha una sezione dedicata. Masterpiece, sia detto in estrema sintesi, è un X Factor della letteratura: spazio ai volumi e ai loro autori, fra personaggi da scoprire e pagine di nuova generazione.

La Quercia di Romina è approdata sul piccolo schermo fra le cinquemila opere proposte alla Rai.

«È stato un amico a suggerirmi di partecipare. Io – afferma – ho inviato la domanda sul sito e aspettato. L'attesa è stata logorante, più di un mese. Ho telefonato quattro volte per sapere se ero stata accettata, finché non è squillato il mio di cellulare... Felice di avercela fatta senza raccomandazioni».

Un format a caccia di manoscritti o di facce da schiaffare in televisione per l'auditel? «No, no – replica categorica Romina – sono molto seri, loro cercano il talento vero e non l'autore che buca lo schermo. Pensa che ai vestiti e al trucco ho dovuto lavorarci io da sola. E quelle luci di studio, mi invecchiavano tantissimo!».

Facciamo qualche passo indietro per conoscere meglio Romina Questa. Salvata dall'arte, dice, avendo perso da adolescente mamma Bruna e con un padre i cui rapporti sono ridotti allo zero. Romina è scrittrice, in passato si è autoprodotta attraverso Ibiskus “Un possibile futuro”, libro apocalittico fra nostalgia e rivalsa.

«Era un romanzo acerbo – riconosce – troppi personaggi e nessuno descritto fino in fondo. Con la Quercia ho iniziato a trovare il mio stile e il terzo racconto che sto buttando giù mi soddisfa davvero». Romina è anche scultrice: «Produco dei manufatti in alabastro».

Ma la prima Romina nasce come cantautrice e chitarrista. Una pagina sfogliata troppo in fretta, chiusa con rancore e tuttavia molto formativa per il suo carattere. Merito (o colpa) di un guru della musica italiana. «Scrivo testi, compongo canzoni. Da giovane ebbi l'opportunità di lavorare con Red Ronnie...».

Ed ecco il racconto: «Lui venne a presentare Giovaninsieme, un concorso cittadino al Parterre indetto dal Comune nel maggio del '98. Io ero lì, cantai ma non vinsi. Red però si accorse di me, ero intonata, bionda e carina, e mi chiamò in trasmissione, ad Help. In tv ottenni grande successo, pensai di aver svoltato e l'estate successiva mi mandò all' I-Tim tour in giro per l'Italia. A sorpresa Red Ronnie sparì, neppure si ricordava di me, e io soffrì tantissimo. Smisi di sognare e di creare. Ero giovane e inesperta, e solo dopo del tempo questa rabbia si è riversata nella scrittura. Ho iniziato e non mi sono più fermata».

E infine, a distanza di anni, finalmente il cerchio della vita che si chiude e regala emozioni.

Nella prima puntata di Masterpiece Romina è arrivata seconda, per lei però esiste la concreta possibilità di ripescaggio, che le verrà eventualmente comunicata poco prima di Natale.

Intanto ha ricevuto complimenti da Elisabetta Sgarbi (boss della Bompiani e sorella di Vittorio), dai tre giudici che l'hanno promossa a pieni voti, e le prime telefonate interessate di alcune importanti case editrici.

«Tutto questo nonostante a Masterpiece mi tremassero le gambe – sorride – senza avere neanche troppo tempo per mettere in mostra il mio libro».

Intanto ha due richieste da presentare: «La prima: mi piacerebbe tornare a parlare con Paolo Ruffini: da ragazzi eravamo amici e sarebbe un onore raccontargli quello che faccio». La seconda è rivolta al suo luogo di lavoro, dove non è mai stata compresa, sfiorando situazioni al limite del mobbing. «Sia chiaro, non ce l'ho né con i colleghi, né con l'azienda. Nessuno mi ha agevolato, se mi vedevano scrivere in pausa pranzo venivo derisa, ero considerata diversa. Però la mia è un'invettiva contro il pianeta fabbrica, un ambiente dove domina la mediocrità e la personalità di ognuno viene uccisa. Io vorrei parlare di cultura e invece mi sento in prigione. Ma di questo non do la colpa a nessuno». Intanto la sua mente vola, e sogna che il cellulare squilli di nuovo. Dall'altra parte, Masterpiece.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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