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Dolci, elisir, infusi: quando monaci e suore sfornano specialità

Dolci, elisir, infusi: quando monaci e suore sfornano specialità

Grazie alle antiche ricette numerose comunità religiose continuano a regalare ai buongustai autentiche leccornie

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Dolci, confetture, liquori, elisir, infusi: tra le mura silenziose dei conventi ancora si consumano alchimie che piacciono al palato.

Dediti alla coltura dell'orto, alla cura delle erbe officinali, intenti a non disperdere quanto veniva loro donato (sprecare è peccato), monaci e suore da sempre legano la cura dello spirito a quella del corpo attraverso quanto la natura dona e l'uomo dispensa.

Una consuetudine che si perpetua nella comunità monastica di Siloe, di Poggi del Sasso (Grosseto), dove i religiosi accolgono chiunque abbia la necessità di rimettere in sesto le idee ritirandosi per un po' dall'arena e, perché no, aiutandoli magari nelle mansioni quotidiane di accudimento delle colture di peperoncini (biologici, di grande qualità con cui realizzano anche una confettura), ma anche zafferano e olio. In sintesi là puoi resettare il cammino, scendendo a patto con la terra. Un po' come fanno al monastero di Camaldoli a Poppi (Arezzo) dove la porta è aperta per credenti e non, condotti per mano verso la riflessione da religiosi famosi anche per liquori a base di erbe officinali e piante aromatiche di montagna (la Lacrima d'Abeto), caramelle balsamiche alle gemme di pino piuttosto che ai frutti di bosco, miele di sulla, amaro al rabarbaro ottenuto dall'infusione di 24 erbe.

Anche se oggi le suore di clausura a Santa Croce sull'Arno si contano sul palmo di una sola mano, è grazie a loro che nell'Ottocento (ma forse anche prima dato che il monastero di Santa Cristiana risale alla seconda metà del Duecento) nacque un biscottino a base di mandorle, zucchero e uova. Finché nel secolo scorso l'Amaretto Santacrocese è diventato patrimonio pagano di forni e pasticcerie, con tanto di festa ogni fine settimana dell'8 dicembre da ventuno anni a questa parte.

Quest'anno la fiera sarà anticipata da un convegno sui dolci conventuali (venerdì 7 alle 18) e una cena a base dei piatti poveri della cucina monastica. Perché alla fine ciò che accomuna dolcetti, elisir, unguenti è la volontà di mettere a frutto quanto la natura elargiva e l'uomo distribuiva. Le mandorle portate in dote dalle novizie e quelle regalate dai contadini dei dintorni per Santa Croce sull'Arno, la genziana e le arance selvatiche che crescono all'interno delle mura rassicuranti del monastero di Santa Maria degli Angeli di Pistoia, dove sin dal 1728 si tramanda la ricetta segreta di un eccellente rosolio. Da bersi a gratificazione o da usare come bagna per i dolci.

Al pari dell'alkermes, creato ricostituente dai frati domenicani della basilica di Santa Maria Novella a Firenze nel Quattrocento, oggi prodotto dall'Officina Profumo Farmaceutica Santa Maria Novella sull'antica ricetta messa a punto nel 1743 da fra' Cosimo Bucelli. Liquori ma anche cioccolato, miele, biscotti, olio, marmellate trovano un banco di vendita nell'Antica Farmacia dei Monaci Vallombrosani, altra comunità toscana che in provincia di Firenze dosa preghiera e operosità. Secondo la regola di San Benedetto da Norcia: ora et labora.

(i.a.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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