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Controlli della finanza sui gettoni dei capigruppo
LIVORNO. La lettera è arrivata a Palazzo Civico da Firenze pochi giorni fa: la Guardia di Finanzia ha scritto al Comune per conoscere l’ammontare dei gettoni di presenza riscossi dai consiglieri...
LIVORNO. La lettera è arrivata a Palazzo Civico da Firenze pochi giorni fa: la Guardia di Finanzia ha scritto al Comune per conoscere l’ammontare dei gettoni di presenza riscossi dai consiglieri delle diverse forze politiche per le conferenze dei capigruppo. La conferma arriva dal presidente del consiglio, Enrico Bianchi (Pd). Recita la nota: «Si richiede l’ammontare dei gettoni di presenza corrisposti ai consiglieri dal 1 gennaio 2009 per la conferenza dei capigruppo, di programmazione e dell’ufficio di presidenza, nonché qualsiasi altro tipo di consesso diverso da consigli comunali, commissioni permanenti e consigli circoscrizionali». «Nel 2009 – spiega Bianchi (nella foto) – uscì una norma legata alla Spending Review che stabiliva che le commissioni dei capigruppo (riunioni che di solito si fanno prima dei consigli, ndr) non sono equiparabili alle commissioni consiliari, quindi i partecipanti non hanno diritto al gettone».
«È vero, ci ha scritto la Finanza – riprende Bianchi – ma siamo assolutamente tranquilli: merito degli uffici che nel 2009 recepirono immediatamente la normativa e smisero di pagare». Bianchi si toglie qualche sassolino dalle scarpe: «Al tempo la maggior parte dei consiglieri si irritò, ci fu anche chi parlò di abuso. Ora posso dire di avere evitato un danno di migliaia di euro a ognuno di loro». «Perché il rischio in questi casi – riprende – è che la Corte dei Conti chieda conto agli uffici, che possono rivalersi sui consiglieri. Ogni anno ci sono una quarantina di conferenze dei capigruppo: il gettone sarebbe stato di circa 55 euro lordi a seduta, dal 2009 a oggi. Fate il conto voi...». (j.g.)
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