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Per risanare stop alle grandi opere
La fragilità dei territori, il dissesto idrogeologico, legato a una antropizzazione spesso selvaggia, uniti a una avvertibile modificazione climatica, creano una serie infinita di tragedie ambientali...
I luttuosi eventi accaduti in Sardegna sono l’ultima conferma dell’ormai quotidiana drammaticità di situazioni che fino a pochi anni fa venivano qualificate come straordinarie.
La fragilità dei territori, il dissesto idrogeologico, legato a una antropizzazione spesso selvaggia, uniti a una avvertibile modificazione climatica, creano una serie infinita di tragedie ambientali e umane. Occorre prendere atto dell'inderogabile esigenza di modificare la gerarchia delle priorità della spesa pubblica e delle regole di comportamento collettivo individuando nella prevenzione l'apriori logico dal quale far discendere qualsiasi altra scelta. È un'esigenza che va assolta con un'efficace normativa di salvaguardia urbanistica, capace di ridurre i rischi esistenti con interventi mirati, e con la destinazione organica e continuativa di risorse finanziarie.
Per questo secondo aspetto occorrono almeno 3 condizioni: 1) E' necessario cambiare l'impianto delle future Leggi di stabilità. Con gli investimenti limitati dalla carenza di risorse e dai vincoli del Patto di stabilità bisognerebbe destinare ogni anno almeno 2 miliardi di euro alla prevenzione dei disastri ambientali. Ciò significherebbe realizzare in tempi ragionevoli quel piano da 50 miliardi per ridurre sensibilmente il rischio nel nostro paese. Per trovare le risorse vanno rapidamente abbandonate le grandi opere, molte non più strategiche, per indirizzarle al risanamento della più grande infrastruttura nazionale cioè il territorio; manutenzioni straordinarie importanti, pulizie degli alvei fluviali, misure di tutela e di "correzione" del patrimonio edilizio caoticamente sedimentato nel tempo, rimozione del pericolo frane e altri progetti di natura strategica - questi sì - a cui abbinare sul versante della spesa corrente una costante manutenzione ordinaria. Non è più ammissibile che le Leggi di Stabilità destinino a tali interventi 20-30 milioni l'anno che costringono poi a "riparazioni" plurimiliardarie.
Inserire 2 miliardi di euro l'anno per la prevenzione costituirebbe invece un passo importante che ha però bisogno di un significativo allentamento del Patto di stabilità. Se l'Europa non vuole diventare il bersaglio di molteplici e brutali populismi, deve ascoltare i bisogni dei territori e quello della sicurezza ambientale è uno dei più forti; gli investimenti in questa direzione vanno esclusi dai vincoli del Patto e, così, si consoliderà una altrimenti pericolante cittadinanza europea.
2) Va stabilita una precisa distribuzione delle competenze in materia di prevenzione, che ottimizzi tempi e risorse. Il non completamento dell'iter federale mantiene in vita una intricata sovrapposizione di burocrazie che, di frequente, genera una paralisi: sullo stesso corso d'acqua possono insistere competenze comunali, provinciali, dell'Unione dei Comuni e della Regione con l'effetto che l'intervento più banale ha bisogno di una defatigante concertazione. La tutela dell'ambiente non può avere molte sedi di decisione e controllo perché la tempestività è fondamentale. Peraltro, nel quadro normativo italiano c’è un evidente paradosso. In tema di protezione civile infatti sono presenti due soggetti competenti, i sindaci a livello locale e il moloch della Protezione civile a livello centrale; dunque una catena di comando fin troppo snella. Per la prevenzione invece le istituzioni coinvolte sono una pletora con sovrapposizioni e ripetizioni di ruoli preoccupanti. Si assiste pertanto ad una condizione in cui è complicato prevenire e più semplice riparare i danni, quando dovrebbe essere l'esatto contrario.
3) La programmazione degli interventi deve avere calendari certi. Non sono più ammissibili costanti modificazioni delle norme della contabilità pubblica, con bilanci che non possono essere chiusi per mancanza di chiarezza sulle entrate e sulle loro destinazioni. Senza bilanci, gli enti non possono avviare gli investimenti e ciò ritarda dannosamente i tempi di progettazione e di realizzazione delle opere di prevenzione. Per evitare i disastri ambientali, la certezza dei tempi e delle responsabilità è decisiva; basta con le schermaglie, giocate sul filo dell'elettoralismo politichese, in materia di tasse e o di decadenze parlamentari. Il tempo, davvero, non lo permette.
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