Anche “Io Bimbo” chiude a casa le tre commesse
Dopo sette anni sta per abbassare le saracinesche uno dei negozi più frequentati dalle famiglie. È l’ennesimo caso di crisi del commercio
LIVORNO. «Il negozio è in chiusura. Siamo agli sgoccioli». La commessa parla sottovoce davanti ai clienti che entrano pochi minuti dopo l’orario di apertura pomeridiana. Un via vai di persone attirate dalle scritte “vendita promozionale” e “sconti fino all’80%” che va avanti da giorni ormai. D’altra parte, Io bimbo è un negozio importante della città per chi cerca prodotti per neonati. Carrozzine, passeggini, biberon, bavagliolini e abbigliamento per, appunto, bimbi che a breve non saranno più a disposizione della clientela. L’attività, infatti, è in chiusura. Non si sa quanto imminente, ma è praticamente certo che le serrande si abbasseranno per sempre entro breve.
La commessa esce da dietro il bancone e, gentilissima, risponde alle domande di una giovane che sarà presto mamma, viso il pancione. Poi risponde a una nonna che cerca un biberon. «Quelli che cerca li abbiamo finiti, ma ce ne sono molti altri», dice cercando di mantenere il sorriso come se niente di brutto stesse accadendo. La cordialità e la bravura di una commessa, d’altra parte, non si barattano. E questo è un negozio dove sono passate centinaia di famiglie da sette anni a questa parte, trovando sempre il consiglio giusto.
Io Bimbo è una catena con negozi a livello nazionale. Più soci hanno creato una sorta d’impero, ma gli otto negozi della costa, che fanno capo a quello di San Giuliano Terme, starebbero vivendo un periodo molto difficile. I titolari pisani, cercati ieri più volte al telefono, non hanno mai risposto per dare una spiegazione.
Nel negozio di Livorno lavorano tre dipendenti. Dai loro sguardi e dalle espressioni dei volti sembra che non ci saranno spazi neppure per uno spostamento, anche a rotazione, nell’unico negozio, quello della cittadina termale alle porte di Pisa, che dovrebbe rimanere aperto. «Ufficialmente non ci è stato ancora detto nulla - spiega un’altra commessa del punto vendita - ma il clima non è certo dei migliori».
Una signora entra e, sconsolata, dice: «Non avete il pos». La donna intende la possibilità di pagare col bancomat. Un cartello all’ingresso, infatti, avverte che «per problemi di linea» non è possibile effettuare pagamenti con questo sistema. «Tanto devo tornare a prendere altre cose», riprende la cliente. «Sì, ma il bancomat non potrà usarlo per un bel po’ qui dentro», risponde la commessa fermandosi a quel minimo avvertimento. Come se si fosse morsa la lingua per non andare oltre a proposito dell’ attività in cui ha lavorato negli ultimi sette anni. Un gesto coerente fatto da una professionista che resterà tale fino all’ultimo giorno di lavoro.
Andreas Quirici
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