Il Tirreno

Livorno

Il consiglio comunale alla fine fa quadrato

Dopo una discussione accesa le forze politiche varano un atto condiviso per fronteggiare l’emergenza

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LIVORNO. Dopo una serie di commissioni che hanno coinvolto anche i sindacati di inquilini e proprietari, il consiglio comunale ha votato all’unanimità un documento che impegna la giunta sul fronte casa. L’unanimità, per la verità, è arrivata dopo quattro ore di discussioni serrate e un lavoro di ricucitura di emendamenti, polemiche e distinguo che ricorda più i democristiani dei democratici.

Politichese a parte, il testo saltato fuori dal dibattito – che è stato proposto dal Pd, ma emendato da tutte le forze politiche, dal Pdl a Rifondazione (è un «messaggio di speranza su cui costruire il futuro», dice Latorraca del Pd, visto che fra qualche mese si vota e sarà il prossimo consiglio a ereditare la patata bollente) – mette l’accento su una quindicina di punti. Si chiede di destinare una parte del patrimonio pubblico («6 alloggi di risulta a bimestre») agli sfrattati. Di «verificare ancora «una eventuale acquisizione della Caserma Del Fante». Di spingere per la proroga di 6 mesi, un anno degli sfratti per morosità incolpevole. Di acquisire, magari con finanziamenti regionali, edifici invenduti mettendoli a disposizione a canoni sostenibili (stando al censimento 2011 a Livorno ci sono 2370 case vuote). A snocciolare i dati drammatici dell’emergenza è l’assessore Carla Roncaglia, insieme al sindaco e al vicesindaco Bruno Picchi (che coordina i piani di recupero). «Negli ultimi anni – ripete Roncaglia – sono stati notificati 2mila sfratti, più di 500 giunti in fase esecutiva. Ne vengono eseguiti un centinaio all’anno, noi riusciamo a dare soluzione a circa la metà. Numeri alti – sottolinea – che fotografano una situazione preoccupante. La maggioranza degli sfratti, ormai, è dovuta a una causa sola: morosità incolpevole». Quella che arriva dopo licenziamenti, cassa integrazione, contratti precari non rinnovati. «Nel 2012 – ripercorre l’assessore – la Regione ha messo in campo una serie di interventi speciali. La legge 75 crea una cornice normativa alla graduazione degli sfratti e istituisce le commissioni territoriali (che coinvolgono anche prefettura e questura) e un osservatorio regionale. Il nostro Comune per primo ha istituito la commissione che sta lavorando: dall'estate sono 20-25 i casi di sfratto non andati a segno». Ad agosto è stata poi varata la legge nazionale che riconosce il principio della morosità incolpevole, assegnando alla prefettura la funzione di rinviare gli sfratti esecutivi là dove sia presentato un piano comunale con soluzioni a breve-medio periodo. La legge mette a disposizione 20 milioni per gli enti che si sono già attivati. «Ora le prefetture – sollecita Roncaglia – diano gambe a questo percorso». E intanto? Oggi a Livorno le famiglie in attesa di una casa popolare sono 1312: 1002 italiani, 57 comunitari, 252 extracomunitari. Mentre gli sfratti vanno avanti. L’assessore ricorda le 200 persone ospitate in strutture d’emergenza, il contributo per l'affitto (le domande sono state 1200, lo scorso anno meno di mille), gli sgravi fiscali e gli aiuti per pagare le bollette (li hanno chiesti in più di 4mila). I piani di recupero. Entro la fine dell’anno, conferma il presidente di Casalp Taddia, saranno consegnati quasi tutti gli alloggi (96) che sono stati ristrutturati con i circa 400mila euro messi a bilancio. Ed è iniziata, dice Roncaglia, l’assegnazione dei 39 alloggi a canone sostenibile frutto di un bando del 2012, mentre ne saranno acquistati una decina dal mercato privato. Ma non è sufficiente. «Sulla casa – ripete – serve una strategia nazionale con tempi e risorse certe».

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