Il Tirreno

Livorno

«Il Cecioni lotta per la libertà di scelta»

Reazioni dal liceo alla lettera dei prof dell’Enriques. «La Provincia ha fatto dietrofront solo dopo la nostra protesta»

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LIVORNO. Ha suscitato molte reazioni la lettera pubblicata dal Tirreno sul giornale di ieri e firmata da Lamberto Giannini e Maurizio Sciuto, due insegnanti del liceo Enriques. Frasi scritte in seguito al polverone che si è alzato dopo la protesta di studenti, insegnanti e genitori del Cecioni contro la riorganizzazione della scuola di secondo livello allo studio da parte della Provincia e che doveva, in un primo momento, spostare il liceo scienze umane dal Cecioni al Niccolini Palli e il liceo scientifico dal Cecioni all’Enriques. Ora, la proposta della Provincia si limita al trasferimento delle matricole di scienze umane al Niccolini Palli, ma i due insegnanti dell’Enriques, nella lettera, avevano scritto che «il liceo Cecioni non è un’azienda privata in concorrenza con altre aziende private, ma è uno degli istituti in cui è articolato a Livorno il sistema dell’istruzione pubblica».

Gli effetti della protesta. «La "sollevazione" non è stata né tale né piccola, bensì una manifestazione spontanea suscitata dalla proposta inaspettata della Provincia - scrivono la professoressa Anna Maria Citi e la vice preside del Cecioni Gabriella Luise - La sorpresa è stata nostra e altrettanto la preoccupazione, non di perdere alunni o posti di lavoro, ma di vedere snaturata la nostra offerta formativa. L'assicurazione che gli alunni attualmente iscritti termineranno il loro percorso di studi al Cecioni ci è stata data solo dopo la nostra piccola "sollevazione". E comunque non è sufficiente, visto che intendiamo difendere la ricchezza della nostra scuola che consiste fin dalla sua origine nella pluralità degli indirizzi di studio, nonché garantire la libertà di scelta per gli alunni delle future prime».

A difesa dell’identità. «Ci meraviglia che si voglia creare un contenzioso tra scuole - si legge in una nota dell’Rsu del Cecioni - quando l'interesse di tutti i docenti è quello di far funzionare al meglio la scuola pubblica indipendentemente dai singoli istituti». E poi un appello ai colleghi professori: «Vorremmo che la città, i colleghi delle altre scuole comprendessero la specificità del nostro istituto. Negli anni in cui non esisteva il problema dell'occupazione degli spazi l'unica scuola che ha scelto di strutturarsi in indirizzi, pur avendo avuto origine come liceo scientifico, è stato il Cecioni. Non è quindi qualcosa di improvvisato, né maturato sfruttando la novità della legge: l'esistenza dei cinque indirizzi è la logica conseguenza della nostra scuola». E non è vero, secondo la Rsu del Cecioni, che la chiusura di un indirizzo non sarebbe doloroso per il personale della scuola: «Gli insegnanti che hanno la docenza nelle materie specifiche del liceo soppresso, che molto spesso hanno un'età vicina alle pensione, pur non essendo ovviamente licenziabili, perderebbero il loro posto, vanificando esperienze personali decennali. Ma non è certo per questo che stiamo lottando, siamo sensibili alle difficoltà del paese». E anche l’esortazione in qualità di cittadini «che la programmazione scolastica avvenga a seguito di una discussione approfondita, in cui si tenga conto non solo dell'oggi ma anche del domani».

Perché snaturare il Cecioni? «Come cittadina e come insegnante in pensione, tuttora collaboratrice del polo liceale Cecioni - scrive Marinora Roffi - desidero esprimere il mio rammarico per l’ipotesi del trasferimento delle classi delle scienze umane e del liceo scientifico dal Cecioni ad altri istituti. Il liceo Cecioni è nato con la caratteristica di una scuola a 5 indirizzi ed è cresciuto, attraversando anche momenti difficili, grazie allo sforzo congiunto di quanti vi hanno insegnato o studiato, cercando sempre di rispondere alle nuove esigenze educative e alle aspettative della cittadinanza. Perché punire e snaturare una scuola che funziona? Perché non cercare altre vie di ridimensionamento nel rispetto di anni di lavoro e delle attese dei cittadini? Nella speranza che la Provincia riveda i suoi piani in una direzione più equa esprimo la mia piena solidarietà a tutti coloro che lottano per il mantenimento del nostro liceo».

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