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Livorno

Il sindaco sceglie la linea dura

Il sindaco sceglie la linea dura

Cosimi: sconfessate il comunicato o agiremo per vie legali Dal consiglio richiesta traversale di spiegazioni al questore

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LIVORNO. «Noi dialoghiamo con tutti, ma non con chi dice che siamo criminali, con chi parla di dubbia moralità a nostro riguardo, con chi chiede interventi fuori dalla legalità. O il comunicato dell'ex Caserma occupata viene sconfessato o agiremo di conseguenza, per vie legali». Queste parole sono state pronunciate ieri mattina dal sindaco Alessandro Cosimi in apertura di un consiglio comunale che non avrebbe potuto non occuparsi delle perquisizioni di martedì nell’ex distretto Asl di via Ernesto Rossi.

In sala Cosimi ripete che «l’amministrazione non sapeva dell’azione della magistratura» e che «non sono in grado di giudicare quello che qualcuno definisce scatenamento delle forze dell’ordine: ne avremo comunicazione all'interno del comitato per l'ordine pubblico, ma la politica non c'entra». Però, chiosa, «abbiamo letto comunicati degli occupanti sulla politica locale e su rappresentanti della giunta davvero inaccettabili. Toni e parole dure – dice il sindaco – contro chi governa questa città che non tolleriamo. O il comunicato dell'ex caserma viene sconfessato o agiremo di conseguenza. Certe affermazioni si pagano». «Noi dialoghiamo con tutti – ripete – ma non con chi dice che siamo criminali». E «discutiamo sul terreno della legalità o nessuna scelta arriverà da questa amministrazione in sostegno degli occupanti». «Se il problema – chiude – consiste nel trovare soluzioni per soggetti che si aggregano, le porte sono aperte, ma se le richieste vengono avanzate e pretese con malagrazia non mi farò intimidire».

Il capogruppo Pd, Paolo Fenzi, usa parole simili: «Difficile dialogare con chi non ti riconosce come interlocutore». E dice che «il mio partito è preoccupato per le 14 famiglie che abitano nell’ex mutua, come è preoccupato per le oltre 1200 che vivono il dramma della casa: per tutte siamo impegnati a costruire percorsi». In consiglio si registra una condanna trasversale alle parole usate, da Romiti (Governare Livorno) a Romano (Idv). Anche Tiziana Bartimmo (Prc) dice che «non condividiamo gli attacchi, il linguaggio è importante, non aiuta il clima di collaborazione che si vuole creare». Ma va detto anche che ieri pomeriggio dalla stessa ex caserma è arrivato l’invito ad abbassare i toni e a costruire un dialogo per risolvere le emergenze.

Così come va detto che in molti, in consiglio, hanno chiesto conto alla questura: da Rifondazione al Pdl. Proprio così: Pdl. Bruno Tamburini premette che «l’illegalità è illegalità e mi chiedo cosa avrebbero detto i colleghi di sinistra se la stessa cosa fosse accaduta a Casa Pound». Ma «forse al posto del questore mi sarei comportato diversamente, si trattava di un controllo e non di uno sgombero: mi sembra che il questore sia un appassionato di film d’azione, la scenografia è stata un po’ eccessiva, sempre che non fosse giustificata da minacce fondate che non conosciamo».

«Il questore ci spieghi perché così tanti agenti e un’intera area chiusa – lo precede Bartimmo – nemmeno stessero cercando i terroristi: così si alimenta solo un brutto clima, mentre questi centri sociali danno un sostegno in un momento di forte crisi: usano spazi abbandonati per dare risposte concrete, non sono da condannare». Anche Marco Cannito (Città Diversa), così come Attilio Palmerini (Pdl) punta il dito contro le strutture pubbliche chiuse («sono uno scandalo di fronte all’aggravarsi della crisi»), sottolineando però che «le occupazioni sono sbagliate». «Non siamo in uno stato di polizia ma di diritto – si arrabbia Lamberto Giannini (Sel) – il questore spieghi il dispiegamento di forze». Il vendoliano usa la parola «esasperazione»: «Quando la politica non riesce a dare risposte, come si fa a stigmatizzare chi fa azioni formalmente scorrette ma sostanziali?». Di tutt’altro avviso Andrea Romano (Idv): «L’ordine pubblico è stato garantito». (j.g.)

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