Il Tirreno

Livorno

Dopo il blitz all’ex mutua tutti in corteo al Comune

di Federico Lazzotti

All’alba la perquisizione della polizia nell’immobile occupato in via Ernesto Rossi Il Comitato dell’ex Caserma in piazza: la politica ci aiuti ad averlo in gestione

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LIVORNO. L’ultima immagine di una giornata infinita, in cui giustizia e istituzioni, politica e antipolitica, si sono inseguite e cercate, scontrate e (forse) accordate, è il commesso del Comune che chiude il portone che dà su via degli Avvalorati: sono da poco passate le 20. Dentro resta la giunta. Fuori una ragazza con gli occhi azzurri e il piercing al naso filma la scena con il telefonino. Accanto a lei un centinaio di uomini e donne che spingono una decina di carrozzine e tengono i cani al guinzaglio, avvolgono uno striscione con una scritta rossa e nera: «Non ci fermerete mai, casa e reddito per tutti».

Sono diretti in via Ernesto Rossi, nella palazzina di proprietà dell’Asl 6, dove un tempo c’era la mutua e che nel novembre dello scorso anno è stata occupata dal Comitato dell’ex Caserma e dove oggi sorge un ostello, un negozio nel quale vengono venduti oggetti riciclati, per lo più mobili, e dove hanno trovato un tetto quattordici famiglie.

Ieri la sveglia dentro a questo immobile con gli avvolgibili verdi è suonata poco dopo le 7 quando gli agenti della Digos hanno iniziato a bussare alle porte degli appartamenti accompagnati da una squadra dei vigili del fuoco, vigili urbani e impiegati dell’Asl.

Fuori una cinquantina tra poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa hanno bloccato la strada sui due lati: su via Mentana e via Fagioli.

«Stavo dormendo - racconta una mamma - ci hanno detto che doveva controllare la casa. Ma gli agenti non erano in divisa. Quando gliel’ho fatto notare, mi hanno spiegato che lo avevano fatto per non spaventare i bambini».

In mano gli investigatori avevano il decreto di perquisizione firmato dai pubblici ministeri Luca Masini e Giuseppe Rizzo che hanno iscritto nel registro degli indagati 16 persone appartenenti al comitato dell’Ex Caserma occupata.

L’accusa nei loro confronti è quella - in concorso - di aver occupato l’immobile - tre piani fuori terra, si legge negli atti - «allestendovi abusivamente un ostello a pagamento e un mercato dell’usato».

Per capire l’obiettivo del blitz è necessario continuare a leggere le disposizioni dei due magistrati. Così alla fine di oltre quattro ore di perquisizioni gli investigatori hanno lasciato la palazzina con i registri delle presenze, la documentazione contabile, computer, oltre a video e fotografie per verificare la stabilità della struttura.

«Quando abbiamo visto tutto questo spiegamento di forze - spiegano dal Comitato - abbiamo pensato che ci sgomberassero, invece alla fine ci hanno lasciato qui». Per quanto ancora però la Procura lo permetterà?

Forse è per questo timore che i membri dell’Ex Caserma, mentre era ancora in corso la perquisizione, hanno scritto un comunicato nel quale accusano la politica e in particolare il Partito democratico di essere «il mandante del blitz». Un attacco che circolato su Fabook è rimbalzato on line e che non hanno gradito né il segretario del Pd Yari De Filicaia né il sindaco Cosimi.

Solo dopo un presidio lungo un’ora la posizione degli antagonisti si è ammorbidita.

Spiega Giovanni Ceraolo prima di iniziare un corteo che arriverà fin dentro alla sala del Consiglio comunale. «Vogliamo regolarizzare la nostra posizione all’interno dell’immobile. Per questo chiediamo alla giunta di mediare con la proprietà, vale a dire l’Asl, affinché ci conceda la struttura in comodato d’uso fino a quando non sarà venduta com’è successo con Spil per la mensa di via dei Mulini».

L’alternativa a questo c’è, ed è quella di garantire un tetto alle famiglie che abitano all’ex mutua. «Il Comune gli dia una casa». È con queste due richieste che un centinaio di persone è poi salito in Comune dopo un corteo per le strade del centro. «Vogliamo parlare con il sindaco o con l’assessore Gulì», hanno ripetuto. Alla fine sono apparse Carla Roncaglia e Paola Bernardo. «Vi aiuteremo ma nella legalità», hanno garantito. Solo allora il corteo è tornato sui propri passi. E il commesso ha potuto chiudere la porta sulla giornata.

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