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Livorno

Cecioni a rischio ridimensionamento: la lettera di un ex docente della scuola

Il professor Filippo Arru ha insegnato a lungo al Liceo Scientifico: ecco cosa ne pensa della riorganizzazione dell’istituto - L'ARTICOLO

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Sono il prof Filippo Arru, attualmente insegnante di Italiano alle scuole Medie Borsi-Pazzini, ma che ha insegnato Religione a lungo al Cecioni (dagli inizi anni '90 al 2005). Mia figlia frequenta il Cecioni, il Liceo Scientifico, non solo perché il padre ha fatto una esperienza professionale fondamentale ed indimenticabile in quell'Istituto, ma anche perché si è resa conto autonomamente della validità di un progetto che d'altra parte non convince solo un ex insegnante e sua figlia, ma migliaia di giovani e le loro famiglie. E questo da decenni, dal lontano 1974 quando, allora giovane studente, mi iscrissi al Secondo Liceo Scientifico di Livorno, lo stesso anno in cui partivano i corsi sperimentali, i "nonni" degli attuali corsi del Cecioni e gli stessi che poi hanno ispirato non poco le commissioni nazionali che hanno lavorato sulle ipotesi di riforma delle Superiori.

All'ora di pranzo, di ritorno dalla mia attuale scuola, mi accolgono mia figlia e mia moglie con una notizia che se fosse vera (cosa che stento a credere, ma che i miei ex colleghi del Cecioni mi hanno confermato) ci porterebbe (parlo della mia intera famiglia) ad una decisione sicura. Se fosse vero e poi si realizzasse concretamente il trasferimento di tutte le classi del Liceo Scientifico e di Scienze Umane dal Cecioni rispettivamente al Liceo Enriques e al Niccolini-Palli, saremmo amaramente costretti o a cercare un Liceo fuori Livorno oppure a cambiare indirizzo di studi e rimanere all'interno di un Istituto che comunque garantisce qualità, competenze e valori educativi riconosciuti non solo in città e provincia. Lo dico con forza perchè le ragioni contrarie a simili ipotesi azzardate sono così tante che non rimane altro che aggiungere l'indignazione. Non si riesce davvero a capire quale motivazione spinga anche solo ad ipotizzare una simile sciocchezza che metterebbe le famiglie (studenti e genitori) di fronte ad un'imposizione contraria alle proprie libere e motivate scelte. Oltre tutto questa ipotesi (o decisione?) trapela solo alla vigilia di una riunione di Giunta provinciale e questo ha un sapore irritante di volere (come al solito) passare sopra le volontà delle persone e mettere tutti davanti ai fatti compiuti, pratica odiosa che a tutti i livelli si continua a seguire ogni volta che si decide sulla scuola ma mai per la scuola, senza tenere conto della realta viva di studenti, insegnanti e famiglie, ma solo di logiche astratte o finanziarie. Il mondo della scuola non merita un trattamento del genere, meno che mai quando si parla di scuole che funzionano, di corsi che formano e questo nonostante le difficoltà e i limiti che quotidianamente dobbiamo affrontare. Limiti e difficoltà che nascono dal fatto che la scuola è una realtà viva dove entrano le contraddizioni e i problemi della società di cui vuole essere al servizio, ma anche da progetti o ipotesi o disegni elaborati fuori del contesto socio-scolastico e che non vogliono confrontarsi né con la società né con la scuola. Filippo Arru

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