Il Tirreno

Livorno

«Da un mese io e mia figlia segregate in casa»

«Da un mese io e mia figlia segregate in casa»

Livornese vittima di stalking e soprusi: «Ero incinta quando lui è sparito, è tornato per chiedere soldi»

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LIVORNO. «È un mese che vivo chiusa in casa con mia figlia. Non la sto mandando all’asilo perché ho paura di essere seguita e aggredita. Viviamo segregate, nel terrore». Il terrore che lui possa farsi di nuovo vivo, che possa fare del male - come è già successo - alla sua famiglia, ai suoi amici e soprattutto a sua figlia. «Di me non mi importa, ma di lei sì - dice con la voce tremante - E non riesco a togliermi dalla testa quella frase, che mi ha urlato in faccia l’ultima volta che ci siamo visti: “Stai attenta, ti mando qualcuno in casa e te la porto via, senza che tu nemmeno te ne accorga”. E il risultato è che io stanotte l’ho passata in bianco».

Lei ha 32 anni, è livornese e dal 4 ottobre per paura delle violenze del suo ex s’è trasferita a casa della madre. Lui è l’ex compagno, albanese di 28 anni: lei lo ha denunciato per stalking e violenze dei suoi confronti. Angherie andate avanti per mesi, a partire dalla scorsa primavera, e culminate in un episodio successo tre venerdì fa, il 4 ottobre appunto. Quella notte la 32enne si trova con due amiche a guardare un film a casa, la stessa dove lei per un periodo ha vissuto con lui. A metà serata, una delle due ragazze va via e restano in due. «Improvvisamente, lui è piombato in casa, ha spalancato la porta e ha cominciato a urlare: “Dove sono i soldi?”, come se io gli dovessi qualcosa - racconta la donna - In realtà io non ho nessun debito anzi, era stato lui a rubarmi la tessera del bancomat». L’albanese quella sera è una furia e s’avventa prima contro l’amica, costringendola a scappare. Poi è il turno della sua ex compagna. «Non so come io abbia fatto - racconta lei ancora sconvolta - ma in un momento di lucidità sono riuscita a prendere mia figlia, le chiavi e il bancomat che lui aveva lasciato sul tavolo. E sono scappata al piano di sotto dalla vicina: da lì ho chiamato la polizia. Il giorno dopo sono andata in questura e ho denunciato tutto: lo stalking, le violenze contro di me, contro i miei amici e anche il fatto che lui mi ha obbligato ad andare in Comune per il riconoscimento tardivo della paternità della bimba: prima l’ha abbandonata e poi mi ha costretto dietro minaccia di morte a fargliela riconoscere per non farsi espellere dall’Italia: lui infatti non è in regola con i documenti sull’immigrazione». Un coraggio che la giovane livornese ha trovato dopo mesi di sofferenze. Una storia come tante, di giovani donne che si innamorano e che poi sotto ricatto sono costrette a sopportare di tutto, per paura e “per il bene della bimba”. In realtà quella bimba il padre non l’ha mai considerata. È quanto denuncia la 32enne e lo conferma anche sua madre. Per tutta la gravidanza lui è stato assente, è sparito per un intero anno: «È tornato a Livorno quando la piccola aveva già 8 mesi. Ed è piombato in casa solo per chiedere soldi, dicendo che era stato a casa sua e a Milano». E allora non c’è da sorprendersi se quando parla della piccina la giovane madre la definisce “mia” figlia, perché quella bambina «un padre non ce l’ha mai avuto». La madre di lei è addolorata: «D’estate mia figlia non veniva al mare perché aveva paura di spogliarsi e di farci vedere i lividi derivanti dalle aggressioni subite dal suo ex. Poi un giorno, le botte le ha prese in faccia e a quel punto non ha potuto più nascondere niente».

I due si erano conosciuti in città tramite amici. «Quella sera fu lui ad avvicinarsi. Poi mi disse che voleva rivedermi e da lì abbiamo cominciato a frequentarci - racconta la 32enne - Le cose andavano bene e io mi sono innamorata. Siamo andati a vivere insieme e poi è arrivata lei, la piccola. Lui ogni tanto aveva degli scatti d’ira, ma mi sembravano cose che potevano succedere». Mai la 32enne avrebbe immaginato che il suo compagno in realtà già nel passato aveva avuto dei problemi con la giustizia. «Solo dopo ho saputo che lui era già conosciuto alle forze dell’ordine per spaccio, porto d’armi e persino per un tentato suicidio - dice avvilita - Ma la cosa peggiore è che ora lui sta perseguitando non solo me, ma anche la mia famiglia e i miei amici. L’altro giorno ha picchiato il fidanzato di una mia amica e ha minacciato di morte anche lei e la sua bimba. Per paura neanche loro non stanno portando la piccola a scuola. E lo stesso ha fatto con mio fratello e mia cognata». Ora la giovane e sua madre si chiedono quanto durerà questa vita segregata. «Io ho denunciato tutto e adesso aspetto risposte - spiega la donna sconvolta - È già passato quasi un mese, spero tanto che tutto questo incubo finisca presto».(l.l.)

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