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Livorno

L’autopsia: morto per la caduta

L’autopsia: morto per la caduta

L’avvocato dei familiari dell’operaio: fare luce sulla posizione di Pardini in ditta

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LIVORNO. S’è svolto ieri mattina il funerale di Mario Pardini, l’operaio di 61 anni che la scorsa settimana è morto a Perignano di Lari mentre stava lavorando a un cantiere come imbianchino per la Edilpari, la ditta di via Mastacchi gestita dal cugino. La cerimonia s’è svolta al cimitero dei Lupi in presenza dei familiari e di tanti amici. Nel corso della messa, una delle due figlie ha letto una lettera commovente dedicata al padre. Il 61enne viveva alla Scopaia con la moglie Bruna Pieri ed era molto noto per la sua professione.

Intanto arrivano i primi risultati dell’autopsia, svolta venerdì mattina a Pisa. L’esame ha confermato che Pardini è morto per i traumi dovuti alla caduta dal ponteggio: un volo da 5 metri. Ulteriori accertamenti autoptici sono ancora in corso, in particolare gli esami tossicologici che saranno pronti fra circa un mese.

Ancora da chiarire la posizione dell’imbianchino nella ditta per cui lavorava. L’avvocato Roberto Nocent, che segue la famiglia di Mario Pardini, vuole fare luce su questo aspetto. «Per ora dalle nostre ricerche non è emerso alcun documento che possa chiarire il ruolo di Pardini - dice il legale - Per questo abbiamo avviato degli accertamenti all’Inail e all’Inps, e attendiamo risposte».

A Perignano Pardini stava facendo lavori di tinteggiatura esterna di un condominio in via Giovanni Pascoli. Quando è caduto stava lavorando da solo. Il cugino, titolare dell’azienda incaricata della ristrutturazione, era in un’altra zona del cantiere e lavorava ad un piano più alto. Per cui ha capito cosa era successo solo quando è sceso dall’impalcatura, dopo che aveva sentito un forte rumore. Sono in corso indagini anche sulla sicurezza del cantiere.

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