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Livorno

«Nessun sostegno dalle banche per aprire i cantieri»

«Nessun sostegno dalle banche per aprire i cantieri»

L’imprenditore Andrea Macchia racconta la sua storia: ha vinto gare pubbliche per 5 milioni di euro, però...

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LIVORNO. «Noi il lavoro per fortuna lo abbiamo, ma facciamo fatica a mantenere la struttura che abbiamo». Esordisce così Andrea Macchia, imprenditore del settore edile (la sua zienda, la Macchia srl conta circa 50 dipendenti) nel commentare con amarezza e rabbia l'attuale situazione di crisi del comparto.

«La crisi di liquidità - sottolinea l’imprenditore edile - è in questo momento una delle principali piaghe che stanno facendo incancrenire l'economia, ed ha due origini: i mancati pagamenti sia pubblici che privati e l'atteggiamento degli istituti bancari. Le faccio un esempio: noi abbiamo un fatturato di circa 5 milioni di euro, ed abbiamo vinto gare pubbliche per altri 5 milioni. Non è certo poca cosa in questo momento, considerando che si tratta di opere immediatamente cantierabili ed appetibili perché al di fuori del patto di stabilità, strappate alla concorrenza di ditte soprattutto da fuori provincia o regione; questi 5 milioni di euro rappresenterebbero per la mia azienda una rilevante prospettiva di lavoro, che ci consentirebbe non solo di mantenere l’ attuale numero di operai, ma probabilmente anche di assumere qualcun’altro e di generare lavoro per l'indotto. E allora, mi chiederete, dove sta il problema? Ve lo dico subito: siamo andati alle banche per chiedere che ci finanziassero le aperture dei cantieri e sapete cosa ci hanno risposto? Accontentatevi degli affidamenti attuali. Questo vuol dire che le banche non vogliono rischiare, ma noi imprenditori tutti i giorni rischiamo i nostri soldi e mettiamo in gioco la nostra professionalità: lo faremo anche questa volta attingendo alla liquidità residua degli altri lavori, ma non ci sembra l'atteggiamento giusto che gli istituti di credito dovrebbero avere nei confronti delle aziende».

Una situazione che determina una situazione di allarme. Anche perchè, almeno per il momento, non si intravedono possibili vie d’uscita da questa crisi. «È proprio così - continua Macchia - Infatti i i costi fissi e la tassazione continuano ogni giorno il proprio trend costante di crescita, drenando liquidità alle aziende e aumentando le difficoltà: cosa dobbiamo fare? Forse dobbiamo ridurre il personale?»

« Se la ruota smette di girare - prosegue - sapete quanto è difficile, se non impossibile farla ripartire? Se una azienda chiude, è chiaro quanto tempo debba passare avanti che una nuova azienda sia arrivata al livello della precedente? In tanti anni di storia della nostra azienda un periodo così non lo abbiamo mai vissuto. Occorre che si guardi con più attenzione all’impegno di imprenditori e aziende. Altrimenti... »

(a.g.)

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