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Livorno

«Privatizzare? Lo chiede la Corte»

«Privatizzare? Lo chiede la Corte»

Gallanti (Authority) risponde alle accuse sulla Porto 2000 «Al dibattito Pd non c’ero perché né iscritto né invitato»

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LIVORNO. Al presidente dell’Authority Giuliano Gallanti non deve essere andato giù il fatto che all’incontro Pd gli abbiano tirato la giacca a più riprese: per la privatizzazione della Porto di Livorno 2000, la società del porto passeggeri; per gli intoppi negli escavi; per i guai nei collegamenti ferroviari; per la ricapitalizzazione dell’interporto. E, non da ultimo, per il fatto di aver snobbato un faccia a faccia che vedeva come protagonista il presidente della Regione.

Durissimo soprattutto l’intervento dell’ex sindaco Gianfranco Lamberti, che contestando a muso duro le modalità della privatizzazione («qui prima si vende e poi si valorizza») evoca due volte perfino il fantasma di Sesto San Giovanni: niente accuse esplicite ma è evidente il riferimento agli “affari” che hanno inguaiato Penati davanti ai pm.

«Privatizzare non è una mia frenesia, è una richiesta esplicita e insistente con richiami dei revisori ministeriali e della Corte dei Conti», ribatte Gallanti. E a chi gli ricorda che questi rilievi figurano nelle relazioni della Corte dei Conti fin dalla fine degli anni ’90, risponde: «Altri si regolino come vogliono, io penso che non si possa far finta di niente». Poi insiste su un aspetto: «L’asta – afferma il numero uno di Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale – garantisce trasparenza. Vuol farsi avanti la Regione? Ben venga. L’aeroporto di Pisa? Ok, può farlo anche entrando in una cordata. Rilevo che finora ci sono stati molti contatti ma senza arrivare a concludere».

Gallanti mette le mani avanti e tiene a puntualizzare che non vuole «fare polemiche inutili ma solo chiarezza». In precedenza, tramite il portavoce aveva precisato da Genova che «non ero presente all’incontro perché non sono iscritto a quel partito e perché nessuno mi ha invitato».

E sull’interporto? «È vero che noi dell’Autorità portuale siamo interessati a questa infrastruttura, tant’è vero che ho sottoscritto l’aumento di capitale». Ma c’è un “ma”: i debiti dell’interporto – questo il senso del suo argomentare – non possono finire sulle spalle dell’interporto come se l’operazione risanamento potesse essere messa in collo alle casse di Palazzo Rosciano. Semmai, i soci facciano quel che devono fare per rimettere in ordine i conti e poi Gallanti dice che valuterà l’idea di «aumentare in modo sensibile la propria quota fino a entrare nel gruppo dei soci di riferimento».

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