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Livorno

Via ai congressi: oggi Corea e San marco

LIVORNO. «La cosa più importante è come si esce dal congresso. È il giorno dopo. Siamo il partito di maggioranza, rivendichiamo il nostro ruolo: chiedo a tutti un po’ più di coraggio nell’uscire...

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LIVORNO. «La cosa più importante è come si esce dal congresso. È il giorno dopo. Siamo il partito di maggioranza, rivendichiamo il nostro ruolo: chiedo a tutti un po’ più di coraggio nell’uscire fuori, nel far sì che la nostra non sia una discussione asettica, ma aperta alla città». E ancora: «Dobbiamo aprirci all’esterno con un campo di forze, perché da soli non andiamo da nessuna parte». Le parole che Yari De Filicaia pronuncia davanti agli iscritti del Pd, ai vertici e ai dirigenti delle amministrazioni locali, ai rappresentanti delle società di mezza città sembrano guardare più alla corsa che si aprirà a inizio anno per eleggere il nuovo sindaco che ai congressi che partiranno oggi dai circoli per arrivare l’8 dicembre alla scelta del segretario nazionale.

Ieri pomeriggio, nella sede della circoscrizione 1, Yari De Filicaia e Samuele Lippi - segretari in carica e candidati alla guida dell’unione comunale e del coordinamento territoriale - hanno presentato pubblicamente i loro programmi per il partito e per la città, come già avevano fatto due giorni fa i candidati renziani Alberto Silvestri e Alessio Quintavalle.

La prima parola, per la verità, l’hanno lasciata all’attore cabarettista Claudio Bisio, facendo proiettare in sala una scena del film “Benvenuto presidente”. La scena finale che vorrebbe essere una sorta di ritratto provocatorio dei politici italiani e degli italiani.

«Mi sarebbe piaciuto che anche il partito in questa fase congressuale fosse andato al di là dei nomi e fosse entrato nel merito delle questioni – dice De Filicaia – anche in modo provocatorio, con i piedi nel piatto». «La riflessione ora – riprende – non è chi diventerà segretario, ma con quale progetto ci si candida a guidare la città». Chi si aspettava che il segretario tracciasse ieri una linea di discontinuità netta con le amministrazioni locali si sbagliava. Nella sala, piena, sono arrivati sindaco, presidente della Provincia, giunte quasi al completo. Molti segretari di circolo, parlamentari, vertici delle partecipate. E anche una delegazione del Borgo di Magrignano: «Non abbiamo ancora avuto risposte da nessuno, i lavori nel quartiere sono fermi», ripetono i residenti di Salviano 2.

De Filicaia ammicca a sinistra quando apre una parentesi sui funerali di Priebke e sulla «nostra responsabilità di riprendere in mano certi valori». E insieme, con un occhio alle alleanze delle amministrative, apre ad associazioni e ad altre forze politiche (in sala ci sono anche i Lamberti): «Pensare di essere soli in campo politico e istituzionale è impossibile». Poi: «A Livorno niente larghe intese col centrodestra». E, viste le guerre interne degli ultimi giorni, «sia chiaro che dopo il congresso c’è un partito, non un pezzo di partito, che va avanti con umiltà». Nel suo intervento parla di sanità, ruolo di pubblico e privato, partecipazione («qualcuno pensa che il referendum sia la panacea della partecipazione...»).

Temi sui quali batte anche Samuele Lippi, che al primo punto mette la creazione di una «cabina di regia per il lavoro». «Sta a noi – dice – agevolare il dialogo tra enti, sindacati, lavoratori». Guardando non solo a Livorno ma anche a Cecina si sofferma sul tema della sanità: «Rete di ospedali, a ognuno il proprio ruolo, basta ingiustizie che penalizzino i territori». Lippi non è esattamente un renziano, così come non lo è gran parte sala. Lo ribadisce tra le righe quando parla, ad esempio, di bisogno di «riformisti più che di rottamatori». Ora tocca agli iscritti: oggi parte il congresso nei circoli e un primo bilancio il Pd dovrà farlo proprio quando saprà in quanti sono andati a votare.(j.g.)

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