Il presidio
LA LOTTA PER LA POLTRONA CHE SCOTTA
di MAURO ZUCCHELLI Il duello per la guida della Camera di Commercio si giocherà all'ultimo voto. E già questo potrebbe sembrare un po' strano, visto che questo non è il regno dei partiti ma...
di MAURO ZUCCHELLI
Il duello per la guida della Camera di Commercio si giocherà all'ultimo voto. E già questo potrebbe sembrare un po' strano, visto che questo non è il regno dei partiti ma semplicemente sono in gioco esponenti designati dalle organizzazioni di categoria (più tre seggi extra) attraverso un ingarbugliato gioco di pesi e contrappesi.
Guai, però, a credere che il risiko dell'ente camerale si giochi sul velluto o in salotti ovattati dove tutti sono più o meno d'accordo, come se si trattasse di fare il rappresentante di classe al liceo o il segretario del club parrocchiale. Basti ricordare gli ultimi tre round partendo dal più recente.
Nel 2008: (quasi) tutti d'accordo a chiacchiere sulla riconferma di Nardi, ci provano a fargli lo sgambetto senza lasciar tante impronte digitali, utilizzando una norma della Regione per dire che Firenze non può ratificarlo. Poi la bufera (nascosta) così com'era arrivata sparisce.
Nel 2002: all'improvviso il presidente Laviosa viene costretto a dimettersi perché il consiglio gli si ribella, di fatto erano stati trovati equilibri nuovi che poco dopo portano all'incoronazione del vicepresidente Nardi.
Nel 1998: finisce l'era Mancusi, per oltre vent'anni al timone della Camera di commercio, ne prende il posto un nome forte come l'industriale Ernesto Laviosa. Ma con parecchi sussulti cammin facendo, visto che in extremis perfino il decreto di convocazione del governatore Vannino Chiti viene sospeso dal Tar per il ricorso della Fiaip.
Non c’è dubbio, non è un cavalierato che non si nega a nessuno. Al contrario, la terza poltronissima che s’affaccia su piazza Civica – quella della Camera di commercio, appunto, accanto a quelle di Comune e Provincia – è sembrata finora l’unica realmente contendibile, in una città che ha (finora) dato al centrosinistra il governo delle istituzioni elettive senza mai dover passare neanche dal ballottaggio.
La lunga volata nella corsa al vertice dell’Authority nel 2003 per il dopo-Marcucci l’ha certificato: dall’ente camerale si può aver (parecchia) voce in capitolo e rimescolare i giochi che la politica cittadina riteneva di poter giocare in casa propria. La lunga corsa in vista del toto-poltrone fra Authority (2003), Comune e Provincia (2004), Regione (2005) e Parlamento (2006) era partita proprio con il blitz che aveva fatto fuori Laviosa e instaurato nuove alleanze fra le categorie. Stavolta potrebbe essere il bis: nel giro di 18 mesi si verificherà un tourbillon quasi analogo. E l’altra volta il Prg era già pressoché definito, adesso invece c’è ancora praticamente da prendere in mano la matita.
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