Il Tirreno

Livorno

Del Corona estromesso dalla commissione

di Giorgio Carlini
Del Corona estromesso dalla commissione

Viale Nazario Sauro: il consigliere Pd “dissidente” non può discutere l’emendamento da lui presentato

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Un consigliere, dopo aver presentato un atto la cui votazione è all'ordine del giorno, non può partecipare alla discussione del documento da lui firmato perché non ha ricevuto la delega di rappresentanza da un collega dello stesso gruppo politico. È questa l'incredibile vicenda andata in scena ieri mttina in sesta commissione.

Il consigliere è Vladimiro Del Corona, esponente Pd che nella precedente seduta della "sei" aveva presentato un emendamento alla mozione di Giannini (Sel) sulla viabilità del viale Nazario Sauro. Un atto con il quale chiedeva l'eliminazione della rotatoria di via da Verrazzano (voce fuori dal "coro Pd"). Del Corona non è un componente di commissione, ma in passato aveva ottenuto la delega dal collega Massimiliano Cavaliere. Delega che però ieri mattina non è arrivata a Palazzo civico, scatenando il putiferio. La scena è paradossale. Del Corona si siede nello spazio riservato al pubblico e tuona: «È una manovra per eliminarmi dalla discussione». I consiglieri di opposizione esprimono solidarietà nei suoi confronti e puntano il dito contro la "censura" del Pd. Nonostante la presenza dell'assessore Bettini, dell'architetto Visciano e del comandante dei vigili Pucciarelli, l'analisi tecnica sul viale Sauro lascia subito il posto alla bagarre politica.

«Se l'emendamento di Del Corona non viene fuori - sottolinea Giannini - non si può che parlare di censura». «Strano che proprio oggi Cavaliere si sia dimenticato la delega - ironizza Tamburini (Pdl) - State facendo una figura ridicola». Ciacchini (Pdl) parla di episodio da stigmatizzare, Capuozzo (Udc) di una «vergogna da ventennio fascista». Lamberti (Confronto) firma l'atto di Del Corona e lo presenta come proprio: «Perché - spiega - si può non essere d'accordo sul contenuto, ma è inaccettabile impedire a un consigliere di esprimersi. Non è che quando fa comodo uno riceve la delega e quando dice cose scomode viene messo in punizione».

Il capogruppo Pd, Paolo Fenzi, si difende: «In commissione si possono presentare interrogazioni o interpellanze. Se così avesse fatto Vladimiro sarebbe qui. Ma si tratta di un emendamento a una mozione: non potevamo creare un precedente per farlo partecipare senza delega. Mi prendo la responsabilità di far votare l'atto in consiglio, qualora Vladimiro lo presentasse come mozione. Poi voterò contro perché non sono d'accordo, ma nessuno parli di censura».

Cavaliere nel pomeriggio ha precisato: «Quando deleghiamo qualcuno non diamo un mandato imperativo, ma almeno un intendimento di pensiero ci dovrebbe essere. In passato con Vladimiro abbiamo avuto posizioni diverse. Ma stamani non c'è stata alcuna preclusione: la mia intenzione era di partecipare salvo poi rinunciare per impegni di lavoro». Il diretto interessato però rincara la dose: «La questione ha dell'incredibile. Siamo di fronte a una censura politica demenziale, una caduta di stile ipocrita e preoccupante».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web