Tra tagli e mancati diritti la dura vita dei pompieri
Sit-in alla prefettura del Conapo, il sindacato autonomo dei vigili del fuoco «Chiediamo di essere equiparati alle altre forze dell’ordine, ma anche risorse»
LIVORNO. «Sia ben chiaro: noi non protestiamo per avere soldi in più. Ma per vederci riconoscere diritti che ci spettano in virtù del ruolo che svolgiamo». Come dare torto a Valter Mannari, veterano dei vigili del fuoco di Livorno e membro della segreteria nazionale del Comitato nazionale pompieri (Conapo), il sindacato autonomo che ieri ha organizzato uno sciopero dalle 9,30 alle 13,30 con sit-in davanti alle tutte le prefetture d’Italia. Quella livornese non ha fatto eccezione, vista la presenza di un gruppo di vigili del fuoco durante la mattinata per ribadire di voler essere «equiparati alle forze dell’ordine del comparto sicurezza». Una battaglia generale che si aggiunge alle grida d’allarme sui tagli alle spese che ogni anno colpiscono e influiscono sul lavoro dei vigili del fuoco. «Per l’acquisto di materiale tecnico - prosegue Mannari - il denaro stanziato dallo Stato per il comando di Livorno tre anni è stato di 24mila euro, nel 2011 di 16mila e l’anno scorso di 9mila».
La barca non va. Dal mese di luglio il Vf Raf 09, una barca di 15 metri che i vigili del fuoco del distaccamento portuale usano normalmente per i soccorsi veloci, non è più utilizzabile. «Si è rotto il motore - dice Umberto Stefanini, appartenente allo stesso distaccamento - e sono stati richiesti tre preventivi. È stato scelto quello meno costoso e dopo l’intervento il motore è esploso. Ora non ci sono i soldi per ripararlo». Un caso emblematico della situazione vissuta dai pompieri che fa il paio con un altro aneddoto, legato ai mezzi a disposizione che sono troppo vecchi. «Per il terremoto in Emilia Romagna, nel maggio 2012, siamo partiti per prestare soccorso alla popolazione con quattro mezzi - ricorda Riccardo Tassi della segreteria nazionale del Conapo - ma solo uno è arrivato a destinazione regolarmente. Gli altri tre si sono fermati in autostrada durante il tragitto e sono stati riparati nei nostri comandi più vicini».
Distaccamenti a rischio. Lo stesso Tassi, a un certo punto, racconta del rischio chiusura che correrebbero i distaccamenti di Piombino e Cecina: «Si tratta di una proposta fatta dal dipartimento dei vigili del fuoco alle rappresentanze sindacali per riformare il dispositivo di soccorso, in cui sarebbe prevista la chiusura di quei distaccamenti che effettuano pochi interventi di notte. E nella nostra zona a rischio sono quelli di Piombino e Cecina». Una gestione del personale che ha già creato notevoli problemi all’attività dei vigili del fuoco. Un esempio è la riduzione da tre a due le squadre per ogni turno, portandole da sei a cinque effettivi. «Pochi giorni fa, durante l’incendio in un palazzo vicino al mercato centrale - riprende Mannari - non siamo potuti intervenire immediatamente perché le due squadre di turno erano già impegnate in altri interventi, tra l’altro agli antipodi rispetto al centro della città. Negli anni Ottanta una situazione così non si sarebbe mai verificata».
I motivi della protesta. «I tagli e le scarse risorse che ci vengono messe a disposizione sono dovuti alla crisi - dice ancora Mannari - ma la nostra situazione è paradossale. Siamo agenti di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria a tutti gli effetti, requisiti necessari per entrare nel comparto sicurezza. Ma non ci vogliono riconoscere questo status, a differenza di tutte le altre forze dell’ordine. In questa maniera, oltre ai 300 euro in meno in busta paga, non riusciamo a ottenere il riordino delle carriere e delle pensioni. Senza contare i corsi di formazione che seguiamo, ottenendo qualifiche e responsabilità sempre maggiori, ma che nessuno ci riconosce a livello economico. Siamo sempre i primi a intervenire, per le persone mettiamo grande impegno e dedizione nel nostro lavoro, ma per lo Stato siamo sempre gli ultimi della classe in fatto di diritti».
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